“Diventerà quello che esiste a Barcellona per i catalani”, diceva nell’agosto 2010 il Presidente della Provincia di Udine Pietro Fontanini che aggiungeva che “i friulani hanno diritto di avere una loro casa, un luogo dove si possa raccontare la nostra cultura”. Il luogo, scelto. L’immobile già esistente, anche se da ristrutturare. Villa Toppani, accanto al teatro, lungo viale Trieste. Una bella villa liberty dalla storia neppure tanto recente contraddistinta da ambiziosi progetti. A quel che sembra tutti naufragati. Miseramente.

udine villa toppani

“Per sistemare la villa serve un intervento molto consistente. L’idea dunque è quella di aprire l’accesso alle pertinenze esterne, affidando la gestione del parcheggio a qualcuno, anche un privato”, ha affermato alla fine del vecchio anno l’assessore al Patrimonio Carlo Teghil. Nel documento unico di programmazione 2016-2018, approvato nell’ultima seduta dalla giunta Fontanini, è messa nera su bianco la volontà di trasformare l’area attorno alla villa in un parcheggio privato. Et voilà! L’edificio che avrebbe dovuto essere trasformato nel Museo della lingua e della cultura friulana, proseguirà nel suo abbandono, circondato dalle macchine. Un tradimento e un fallimento, insieme. Un mix di incapacità e inadeguatezza.

Una storia iniziata negli anni Settanta quando l’Ente friulano di economia montana acquisì il complesso con i fondi del lascito del Conte Giacomo Cecon di Montececon. Fondi che, secondo le volontà della famiglia, avrebbero dovuto essere impiegati per lo sviluppo della montagna. Inizia così a prospettarsi il riutilizzo della Villa. L’Ente prima pensa di farne un convitto per i ragazzi della montagna che studiano a Udine, poi un Auditorium. Il progetto “parte”. Si dà avvio ai lavori di ristrutturazione che vengono presto interrotti. Nel 2002 un decreto regionale assegna la villa liberty alla Provincia che sembra orientata alla vendita. Sarebbe una rinuncia, ma indicherebbe l’esistenza, da parte della Provincia, di un strategia, anche se discutibile. Invece si decide di rilanciare, trasformandola nella Casa del Friulanità. “L’edificio è a posto, tutte le strutture portanti sono sane. Dobbiamo solo realizzare gli impianti e i serramenti e per questo abbiamo già ricevuto dalla Regione un contributo di 580 mila euro”, affermava il presidente Fontanini nel 2010, certo che nel 2011 sarebbero iniziati i lavori di ristrutturazione. Invece niente.

Nuove risorse nel 2013. 300mila gli euro che la Provincia stanzia per la ristrutturazione dell’immobile. Nell’occasione s’interviene sul rifacimento e il consolidamento di alcuni solai, la cui stabilità è stata compromessa da un incendio nel 2004. Ma si tratta di un intervento soltanto propedeutico al recupero totale e definitivo per il quale sono necessarie “risorse davvero ingenti”.  Finora introvabili. Così la decisione di abbandonare ancora la villa, facendo del suo intorno un parking. Da dare in gestione.

Un patrimonio scriteriatamente gettato via. Considerando che attualmente l’edificio, inagibile e in stato di abbandono, ha valore di mercato che ha raggiunto i 170 mila euro dai poco più di 200 mila euro iniziali. Il popolo friulano non avrà una struttura per mostrare la propria identità. In compenso si potrà usufruire di un nuovo spazioso parcheggio. Se non è un fallimento poco ci manca.

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