Non è come sembra. Non mi sono imbarcato su “La nave di Teseo” (nome della nuova Casa Editrice di cui sono socio editoriale e autore fondatore) per avversità politica contro i proprietari del nuovo gruppo editoriale che andrà formandosi con il “merger” di Rizzoli con Mondadori. La ragione è una avversità più forte per la scriteriata operazione.

Quando vi dicono che così saremo più competitivi sul mercato mondiale, la bugia è così grossa da essere imbarazzante. Sono gli autori e non gli editori a competere sul mercato mondiale. Autori come Eco, che al mercato mondiale appartengono, hanno visto subito che l’operazione non era di mercato (il mercato italiano, già punito dalla mancanza di librerie, adesso viene punito anche dalla drastica riduzione dei marchi, dunque delle idee, delle opinioni, degli stili, dei modi di intendere il lavoro editoriale e non solo la scrittura). La ragione è di potere. Lo ha visto chiaro e senza equivoci il più bravo direttore editoriale che ci sia in Italia, Elisabetta Sgarbi. E tanti autori. L’amicizia non guasta, per stare insieme, e io ho fatto cose con Eco (o dove stava Eco) fin dagli anni Cinquanta.

E’ stato Bompiani a pubblicare i nostri primi libri, una vita fa. Adesso è “La nave di Teseo” che, attraverso i decenni, cambiando un pezzo qui e uno là, resta – dice la leggenda – sempre la stessa. E va.

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