Domenica sera passavano in televisione La vie en rose, titolo italiano di La Môme (2007), il film di Olivier Dahan che racconta, per mezzo della straordinaria interpretazione di Marion Cotillard (premio Oscar come miglior attrice protagonista), la vita di una fra le voci più significative del XX secolo, Édith Piaf. Una vita intensa, un concentrato di successi, disgrazie, vittorie e sconfitte simile, per certi versi, a quella di Billie Holiday: entrambe del 1915, entrambe emerse dalla strada, entrambe grandi, enormi talenti riscattati da un destino che sembrava dovesse essere già segnato. Entrambe, infine, prematuramente scomparse, a soli 44 anni la Holiday e a 48 Édith Piaf.

Due voci profondamente solcate dalle rispettive, a volte terribili esperienze di vita: voci di gioia mista a dolore, di strada, di passione. Quella di Édith Piaf è una storia che non può non riportarci all’attualità, una storia dalla quale si può trarre più di qualche insegnamento, una sorta di modello per comprendere meglio noi stessi e il nostro tempo. Il parallelismo infatti, a film finito, corre veloce: dal talento di Édith a quello dei talent show, dal successo vero a quello immediato e, perché no, un tantino fasullo dei format sforna-talenti. Perché storie come quella di Édith Piaf, ergendosi in questa sede a generoso quanto illustre pretesto, non possono non insegnare nulla a tutti coloro i quali intendano intraprendere la difficile via della musica, mettendosi in gioco con se stessi prima ancora che col pubblico. Storie come quella di Édith Piaf non possono lasciarci totalmente impassibili, dandoci modo di riflettere sulle differenze, fondamentali, che intercorrono tra il successo sudato, sofferto, faticato, anelato e costruito passo dopo passo di stelle del firmamento musicale come l’autrice de La vie en rose e quello effimero, fugace, labile ed estremamente breve che, anno dopo anno, l’industria dei fenomeni da baraccone regala, come un vero e proprio bacio di Giuda, alla meteora di turno.

La storia di Édith Piaf necessita dunque di essere attualizzata, assaporata, conosciuta e digerita a favore di una presa di coscienza, di una presa di posizione: il successo, quello vero, quello imperituro, lo si costruisce passo dopo passo e a costo di mille sacrifici, lungo un percorso che non può in alcun modo conoscere scorciatoie di alcun genere. I talent, specie grazie a raffronti simili, tanto necessari quanto luminosi, si rivelano dunque essere, a ben vedere e per chi voglia intendere, veri e propri acceleratori di notorietà, così come del resto vengono mirabilmente descritti da un vero e proprio veterano della musica, Red Ronnie: “Il problema sono i talent, che distruggono la musica. I talent creano il karaoke: creano dei prodotti televisivi ma distruggono la musica. Anche Mogol mi ha detto che lui e Battisti oggi non sarebbero usciti. Oggi gli sconosciuti Gino Paoli, Vasco Rossi, Fabrizio De André e Lucio Dalla non hanno spazio, quindi noi stiamo facendo cambiare mestiere a possibili talenti incredibili del futuro (…) A Valerio Scanu a soli vent’anni le case discografiche gli hanno detto ‘tu sei finito’”.

Il pensiero dunque va a tutti quei ragazzi e ragazze illusi, ipnotizzati dall’effimera magia del talent show, tanto coloro i quali ci cascano in qualità di protagonisti (partecipanti e vincitori) quanto, e soprattutto, quelli che ci cascano da un punto di vista fruitivo, tutti quei giovani fan che non avranno modo, in questo continuo turnover di volti e nomi vari, di affezionarsi alla musica di autori o interpreti veri, di artisti cioè realmente maturati in un autentico percorso creativo, un percorso tale da consentir loro di affermarsi nel tempo e costruire una vera e propria carriera musicale. Il paragone è quello, firmato sempre dal Red nazionale, “col cinema dei ‘pierini’ che andava avanti a scoregge e rutti”, in un periodo che, allora a livello cinematografico e oggi a livello musicale, ricorda quello biblico delle vacche magre, con una piccola ma inquietante domanda finale: se quello durò “solo” 7 anni, questo quanto ancora dovrò durare?

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