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Scuola, dopo Parigi torna il dilemma gite. “Uno studente su 5 non vuol partire”

Parigi è la meta più gettonata delle visite all'estero. Dopo il 13 novembre però si ripropone il dilemma per genitori, insegnanti e alunni: partire oppure no? Un sondaggio di Skuola.net rivela timori e dubbi. Il presidente dei dirigenti scolastici: "In questo momento direi di no". I genitori: "Siamo tutti impreparati di fronte a certe tragedie"
Scuola, dopo Parigi torna il dilemma gite. “Uno studente su 5 non vuol partire”
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È ancora sicuro mandare i propri figli in giro per l’Europa? O di questi tempi i viaggi d’istruzione sono un lusso da evitare? Dopo gli attentati di Parigi il dubbio è legittimo: non solo in Francia, dove il Ministero, tra le tante attività, ha annullato anche le gite scolastiche. Pure in Italia migliaia di presidi e famiglie devono scegliere se confermare i viaggi in programma o annullarli. Il problema si era già posto dopo l’attentato di Charlie Hebdo, adesso torna d’attualità. E un sondaggio del portale Skuola.net conferma il dilemma: secondo uno studente su cinque bisognerebbe cancellare almeno le visite internazionali, per il 6% addirittura qualsiasi tipo di viaggio. Ma per dirigenti scolastici e famiglie, a cui spetta la responsabilità della decisione finale, non bisogna lasciarsi prendere dal panico: “La vita continua”, spiega Ezio Delfino, presidente della Disal (Associazione dei dirigenti scolastici). “Serve prudenza e dialogo, ma rinunciare a tutto sarebbe una sconfitta”.

Eppure in Francia, il Paese colpito direttamente dagli attentati di Parigi, questo è già successo: mentre musei, monumenti e centri di turismo come Disneyland hanno cominciato a riaprire con misure di sicurezza rafforzate, le visite d’istruzione sono state tutte sospese. La questione, inevitabilmente, ricade anche sull’Italia, visto che Parigi è la meta più gettonata delle visite all’estero (circa il 55% del totale) delle scuole. Il risultato del sondaggio di Skuola.net testimonia la voglia degli studenti di andare avanti: solo un ragazzo su dieci afferma di aver cambiato le proprie abitudini. Discorso diverso, però, quando si parla di viaggi all’estero: qui il 20% pensa sia meglio lasciar perdere.

“È comprensibile – afferma il preside Delfino –, è un periodo difficile e viaggiare può fare paura. Personalmente, se mi dovessi trovare di fronte alla decisione se mandare o meno una scuola fuori dall’Italia, io forse in questo momento direi di no”. Nell’organizzazione di una gita l’ultima parola spetta al consiglio di istituto, ma è evidente che il parere dei dirigenti sia decisivo: “È una scelta di grande responsabilità perché in ballo ci sono le vite di tanti ragazzi. D’altra parte, anche un allarmismo eccessivo sarebbe sbagliato, significherebbe darla vinta al nemico”. “Credo – prosegue – che questo debba essere il momento della prudenza e del dialogo: laddove spesso le gite sono lasciate alle iniziative estemporanee di docenti e studenti, mai come ora è necessario parlare e decidere tutti insieme, con professori e famiglie”.

I genitori, chiamati in causa, sono più o meno sulla stessa linea d’onda. “Siamo tutti impreparati di fronte a certe tragedie”, fa eco Fabrizio Azzolini, presidente dell’Age (Associazione italiana Genitori). “Nessuno è sereno in questo momento, ma noi adulti dobbiamo mantenerci equilibrati perché la scuola e le sue attività devono andare avanti. Credo che un giusto compromesso potrebbe essere evitare almeno le destinazioni più a rischio, che le autorità e le istituzioni ci possono segnalare. In fondo l’Italia è una meraviglia: concentriamoci sulle nostre bellezze, e rimandiamo a momenti di maggiore tranquillità le visite fuori confine”. Questo in teoria. “Poi – conclude Azzolini – la realtà è molto diversa: un conto è ragionare con distacco sull’argomento, un conto è dover decidere della vita dei propri figli. Se fossi chiamato in causa direttamente, non so se me la sentirei di far partire i miei ragazzi in questo momento”.

Twitter: @lVendemiale 

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