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“Io avevo 11 anni, mia sorella 9. Ricordo perfettamente la prima supplenza di mia madre: destinazione Caltavuturo. Poi Bagheria, Trabia, Termini, Cefalù, Castelbuono, Pollina e Finale, Scillato, Sciara, Polizzi, Petralia Soprana e chissà quanti altri posti mi scordo.

Di settimana in settimana, di mese in mese è andata avanti per venti anni. Chilometro dopo chilometro, espressione vivente del termine pendolare, si è guadagnata l’agognato posto fisso. 
Ha iniziato a insegnare che aveva 30 anni, dopo averci cresciute, e ha fatto quello per quasi tutta la sua vita. L’unica cosa stabile che la sua vita lavorativa ha conosciuto è stata la precarietà.

Oggi, a 51 anni, la mia mamma “è passata di ruolo” e non dovrà neppure cambiare città, nonostante fino alle 15:59 di oggi avessimo tutti il terrore che ciò potesse accadere. Molti altri colleghi/e non sono stati così fortunati e, per ottenere ciò per cui hanno lavorato per anni, dovranno lasciare i loro affetti e le loro case.

Perché questa non è una storia esclusiva. Chissà quante persone potrebbero raccontare di avere vissuto lo stesso.
 E insomma, ci tocca festeggiare una cosa, che sarebbe certamente dovuta accadere prima, ma che è quasi una fortuna che sia comunque accaduta. 
Quindi tanti auguri alla mia mamma e tanti auguri a chi, come lei, oggi festeggia una dura conquista”.

Sono le parole di Mariangela, palermitana, che ieri sera ha affidato a Facebook la sua rabbia per essere cresciuta in un Paese dove avere un posto di lavoro fisso a 51 anni è una fortuna, una conquista. Ieri, sui social network, in troppi hanno esultato per l’assunzione arrivata con la Fase C, la cosiddetta del potenziamento ma non c’è niente da festeggiare. Chi dopo anni, a volte decenni, ha ottenuto una cattedra a tempo indeterminato non deve ringraziare nessuno ma ricordare semplicemente che è stato applicato l’articolo 1 della Costituzione. Lo leggo sempre ai miei ragazzi quando spiego loro il valore della parola democrazia: “L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro”.

Martedì pomeriggio sul gruppo dei “potenziatori” Nadia scriveva: “14 novembre 1997 inizio del mio precariato nella scuola statale. Oggi 10 novembre 2015 dopo ‘appena’ 18 anni… (più 6 di pur sempre onorato servizio nella scuola paritaria) ruolo. Forse vale la pena ricordarcelo: tutto ciò sarebbe dovuto accadere prima ma non viviamo in un Paese normale”.

 

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