La gestione della crisi dei migranti e la capacità di trovare soluzioni condivise da parte dei Paesi dell’Unione europea costituisce “la maggior incognita per i rating sovrani” e “un compromesso al ribasso potrebbe indicare che restano problemi di governance, un fattore chiave per i rating sovrani”. A sostenerlo è Standard & Poor’s nel rapporto intitolato “The Surge of Refugees in the EU: Boon or Burden for Sovereign Ratings?“.

Secondo l’agenzia americana di rating una mancanza di risposte efficaci e lungimiranti dei governi europei sulla questione dei rifugiati “può portare a populismo e xenofobia“. S&P premette di non riscontrare “alcuna conseguenza sul rating sovrano della Germania o di altri stati dell’Ue come risultato dell’accettare rifugiati dalla Siria o da altri Paesi dell’Europa, del Medio Oriente e dell’Africa“. Il rapporto pone l’accento sui possibili aspetti positivi, per tutti quegli Stati che concedono maggiormente asilo, nell’affrontare l’annosa questione dell’invecchiamento della popolazione, anche se “l’afflusso dei migranti – in maggioranza giovani – non risolverà i problemi delle pensioni e dell’assistenza sanitaria”. Moritz Kraemer, analista di S&P, sottolinea però che “i ristretti interessi nazionali rischiano di ostacolare il raggiungimento di una risposta collettiva veloce e adeguata, e questo potrebbe essere rilevante per i rating sovrani in una futura crisi finanziaria”.

In particolare, la gestione degli oltre quattro milioni di profughi siriani, costretti a lasciare il Paese mediorientale a seguito della guerra in atto dai primi mesi del 2011, presenta “implicazioni di bilancio significative nel breve termine” con un crescita delle spese per offrire ospitalità e assistenza. Tuttavia, come modello positivo di accoglienza, S&P cita la scelta del governo di Angela Merkel che ha stanziato sei miliardi di euro di spesa per accogliere i rifugiati per il 2016, cogliendo l’occasione dell’afflusso di una giovane ed istruita forza lavoro a basso costo.

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