Non mi interessa entrare nel merito della composizione della struttura che ritengo, a priori, essere formata da persone serie e competenti. Quello che mi sta a cuore, i care direbbe il compianto don Milani, è la loro efficacia e funzione. Mi permetto, conoscendo personalmente alcuni dei componenti dell’Osservatorio, di offrire loro qualche suggerimento. Contate gli alunni disabili, distinguete le disabilità utilizzando le più moderne classificazioni ma, per ogni alunno, provate ad immaginare di essere voi il docente e/o il genitore.
Dopo aver poggiato gli occhi su ciascuna/o di loro (metaforicamente), scopritene il paese di origine, la scuola a quale territorio di Italia appartiene e provate a discutere di inclusione avendo chiaro di chi parlate. A questo punto sarete pronti per poter programmare vere politiche di inclusione, descriverne i migliori esempi in mirabolanti conferenze e fare ottime figure con i politici che hanno ritenuto utile ed indispensabile la vostra presenza.
Sono certo che questi miei banali consigli voi già li riterrete scontati ed allora mi permetto di aggiungerne pochi altri: un alunno disabile per classe al massimo (la legge dice altro? Sarete voi ad ispirarne il cambiamento!) 20 alunni per classe al massimo (la legge lo indica come obiettivo? Rendetelo un obbligo che determina lo sdoppiamento della classe come avveniva prima del ministro Moratti!) La formazione degli insegnanti curricolare, dei dirigenti scolastici, di quelli specializzati vi sembra un aspetto essenziale? Credete che su questo non si è ancora fatto abbastanza? Scrivetelo, urlatelo ai quattro venti e se necessario anche, con il dovuto rispetto, al presidente del consiglio. Un docente e/o un genitore di un alunno disabile farebbe questo. I care, appunto.
P.s. dimenticavo, dovreste anche essere capaci di trovare assieme ai politici che vi hanno nominato le risorse economiche…
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