“E domani è un giorno uguale a ieri”: Luigi Tenco cantava così il succedersi dei giorni, uno dopo l’altro. Mi è ritornata in mente quella canzone leggendo i nuovi palinsesti Rai e Mediaset per la stagione 2015-16: pochissime novità, molta omologazione, debole, quasi impercettibile la sperimentazione.

Perché? Le ragioni sono molte. Qui se ne vuole isolare una che si chiama Auditel, ossia il sistema di rilevazione degli ascolti dei vari programmi televisivi.

Alle 10 e pochi minuti di tutti i giorni arriva sui tavoli dei dirigenti Rai, Mediaset, La7 e Sky, con annessi autori e redattori vari, la sentenza che si compone di due parti: il dato assoluto, ossia il numero di ascoltatori che hanno seguito quel tale programma e lo share ossia la percentuale di telespettatori sul totale della platea televisiva presente in quel determinato orario. Esultanza, depressione a risultato chiaro, fissione delle particelle elementari se il dato si presta ad interpretazioni.

Si è molto discusso sull’affidabilità tecnica di tale sistema (vedi in proposito gli studi di Roberta Gisotti ‘La favola dell’Auditel, Editori Riuniti). Il fatto certo è che la gran parte della produzione televisiva è determinata dai risultati dell’Auditel e la cosa non dovrebbe stupire in una emittente commerciale che basa appunto la possibilità di vendere i propri spazi pubblicitari in relazione all’ampiezza del pubblico che ne sarebbe raggiunto. E in Rai? Anche la Rai vende spazi pubblicitari, anche se con limitazioni per legge, e deve poter esibire dati certi sul pubblico potenziale agli inserzionisti.

Abolire dunque l’Auditel prima ancora di essere un rischio (di tornare ad affidare al funzionario di turno la decisione se un programma funziona o no) è una velleità pura: gli interessi attorno e dentro questo strumento sono enormi. Accettare dunque la cosa e rassegnarsi? Neanche per idea: lo strumento non solo è molto discutibile dal punto di vista della valutazione, ma ha anche una valenza annichilatoria della creatività televisiva. E’ inevitabile che tutti, autori e produttori, consultino i dati e si allineino a ciò che l’Auditel dice che funziona: di qui la omogeneizzazione del prodotto televisivo.

Qualcosa però si potrebbe fare. Potremmo chiedere la moratoria delle curve dell’Auditel, e cioè la non pubblicizzazione dello share minuto per minuto, quelle curve che fanno individuare cosa funziona e cosa non funziona all’interno di un programma, quelle curve che addirittura in alcuni telegiornali dettano la impaginazione e la stessa notiziabilità di un fatto.

Si dia il dato complessivo di ascolto di un programma e si oscurino le curve. Ciò indurrebbe gli autori o i direttori delle news a pensare di più, operazione impegnativa ma preludio necessario per  un ritorno alla creatività e alla sperimentazione. Non è esattamente il meglio, ma certo il meno peggio.

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