“Così come nelle previsioni finanziarie il nostro Pil crescerà quest’anno dell’1,5%. Abbiamo certificato il 60% delle spese dei fondi dell’Ue e impegnato il 112%. Questa Sicilia ce la può fare”. A dirlo nello scorso aprile il governatore Rosario Crocetta nel corso della presentazione, al museo archeologico regionale Salinas di Palermo, delle iniziative all’Expo milanese. Una scelta singolare quella della location. Perché il Museo, nel complesso monumentale seicentesco della Casa dei Filippini all’Olivella, che possiede una delle più ricche collezioni d’arte punica e greca d’Italia e importanti testimonianze della storia siciliana, continua ad essere chiuso.

Temporaneamente chiuso al pubblico per consentire i lavori di restauro del complesso architettonico-monumentale”, si legge sul sito internet della Regione “in fase di rielaborazione” da tempo. “Costerà oltre dodici milioni di euro e dovrebbe durare tre anni: pochi musei possono vantare un intervento di questo livello”, diceva nel luglio 2009 l’assessore ai Beni culturali Nicola Leanza. Un auspicio più che una promessa considerato come sono andate le cose. In effetti sono più di dodici i milioni di euro, con fondi Por 2000-06, utilizzati per il restauro e il riadattamento museografico.

Ma a questi se ne sono aggiunti degli altri. Due milioni di euro per la riqualificazione dell’edificio e l’allestimento delle sale espositive, con un finanziamento Cipe del Ministero dei Beni culturali, nel dicembre 2012, quasi 705 mila euro per lavori di riesposizione, riallestimento e restauro di alcune opere, nel febbraio 2014, più di 356mila euro nel Por Fesr Sicilia 2007-2013, per riesposizione, riallestimento e restauro di alcune opere. L’idea alla base del complesso intervento, condivisibile, anche se è costato ormai quasi 15 milioni di euro. Realizzare un allestimento museografico più rispettoso degli ambienti architettonici. Ma anche restituire dignità all’ex Convento, stravolto dall’adattamento museale ottocentesco. Sfortunatamente i tempi eccessivamente dilatati degli interventi, rischiano di sminuire l’operazione.

Ora, concluso il consolidamento statico delle strutture, l’ammodernamento degli impianti e i servizi di accoglienza nei locali sul cortile d’ingresso, si procede ancora all’allestimento delle sale e al restauro dei materiali. Sulla riapertura, sia Francesca Spatafora, Direttore del Museo, che Patrizia Amico, progettista del restauro e riadattamento museografico, sono concordi. “Entro la fine dell’anno almeno il piano terra sarà riaperto, salvo sorprese”, dicono. Mentre l’ennesimo countdown è partito, si è tentato di rendere parziale la chiusura. Riempiendo il vuoto con una bella serie di mostre. A partire da quella “Del Museo di Palermo e del suo avvenire. Il Salinas ricorda Salinas, 1914-2014”, tra il luglio e il novembre scorso. Senza contare, “Like. Restauri e scatti. Il volto inedito del Salinas”, conclusa da poche settimane, come “Gli Etruschi a Palermo, con esposizioni dei materiali della collezione Casuccini”, fino al 30 giugno, anche “Nutrire la città. A tavola nella Palermo antica”, fino al 31 ottobre.

“Occorre che tutti godano del nuovo Istituto siccome di vera proprietà comune, e si persuadano esser quello il solo posto conveniente a ben conservare le opere d’arte e a studiarle tutti i giorni”, è uno dei pensieri scelti dalla Spatafora per ricordare la figura dell’archeologo palermitano. Si può dire che Palermo aspetti con ansia di riappropriarsi di una parte importante della città.

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