“Così com’è attualmente, il museo non può essere riaperto al pubblico, necessitano dei lavori per rimettere in sesto le sue sale”, dichiarava nel febbraio 2014 il neo soprintendente ai Beni culturali di Enna Salvatore Gueli. L’occasione, la visita al Museo Alessi, insieme a monsignor Francesco Petralia, parroco della Chiesa madre e responsabile del mantenimento e della conservazione della struttura e dei beni che contiene. Dopo più di anno, tutto è com’era. Chiuso al pubblico. E’ così dal primo gennaio del 2006. Il motivo? Secondo consuetudine, la mancanza di fondi. Che, in questo caso, avrebbero dovuto sostenere la cooperativa che lo gestiva per conto della Fabbriceria del Duomo che ne è proprietaria.

museo-alessi-enna-300x263[1]Per il Museo Interdisciplinare Regionale Giuseppe Alessi, in via Roma, si protrae l’attesa. Forse l’agonia. Alienata dalla fruizione la ricchissima collezione composta da numerosi pezzi di oreficeria siciliana risalenti al XIII secolo, tra i quali la celebre Corona di Maria SS. Della Visitazione, Patrona della Città di Enna. Alienata la collezione del canonico ennese Giuseppe Alessi. Con la sezione Archeologica costituita da vasi egizi e siculi, oltre che pezzi raffiguranti la dea Kore. Con quella numismatica, “forte” di un monetario di 4.400 monete, greche, romane e sicule. Con la pinacoteca, che conta su diverse tele, tra le quali una “Madonna con Bambino”. E’ buio pesto su uno dei Musei più importanti della Sicilia centrale.

Nel 2011 era intervenuta la Soprintendenza per segnalare preoccupanti infiltrazioni d’acqua, che avevano provocato lo spostamento della collezione numismatica. L’impegno economico assicurato dalla Diocesi di Piazza Armerina, circa 4mila euro risolse il problema. Tuttavia senza mutare le sorti dello spazio museale. Interdetto a chiunque avesse voluto visitarlo. Tra proteste e segnalazioni nell’agosto 2014 anche una lettera inviata dall’Associazione EnnaNostra a prefetto, vescovo di Piazza Armerina, sindaco, soprintendente ai Beni Culturali, e al gestore del museo, con l’invito ad “intervenire per cercare una soluzione che consenta di aprire il museo, restituendolo all’antico splendore, rendendolo fruibile a quanti, e sono tanti, che vogliono vedere i tanti tesori che il museo possiede”. Tentativo fallito. Sfortunatamente.

Così nonostante il Soprintendente Gueli nel febbraio 2014 affermasse di averlo trovato “in ottime condizioni”, rilevava come fosse necessario “intervenire per recuperare il tetto, che in alcuni punti sta cedendo e la struttura generale”. Insomma lavori tutt’altro che di poco conto. Più di un anno dopo ancora tutto fermo. Qualche settimana fa il segretario regionale dei restauratori Cna, Angelo Scalzo, ha ribadito al prefetto Fernardo Guida la necessità, improcrastinabile, di una riapertura del Museo. Che continua ad essere lontana. In assenza di previsioni. Lo sconcerto nasce proprio da questo. Dall’incapacità di pianificare un progetto per la riapertura. Intanto i turisti continuano a rimanere fuori. Senza capire.

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