“Giovani bolognesi, boicottate quella discoteca”. L’appello, dai toni durissimi, arriva dall’assessore al Welfare di Bologna, Amelia Frascaroli. E si riferisce a L’Arteria, uno dei locali notturni più frequentati della città, aperto nel cuore della zona universitaria. Qui, nei giorni scorsi, i bodyguard hanno vietato l’ingresso alle persone di colore, bloccandole sulla porta. Una vicenda che ora diventa anche un caso politico. “È preoccupante” dice l’assessore Frascaroli, eletta a Palazzo d’Accursio nella lista di Sel e fin dall’inizio impegnata nella gestione dell’accoglienza dei profughi e dei campi rom e sinti. “Si tratta senza dubbio di razzismo, risultato anche di un certo tipo di deriva politica, come quella della Lega Nord”.

L’episodio è stato riportato dall’edizione locale di Repubblica. Secondo quanto si legge sul quotidiano, nelle serate del fine settimana gli addetti alla sicurezza della discoteca bolognese fanno in modo di tenere fuori dalla porta alcuni ragazzi in base al colore della pelle. Un’esclusione sistematica: bianchi dentro, neri fuori. Tanto che davanti alla struttura si formano lunghe file di giovani immigrati, tutti appoggiati al muro con le mani in tasca nell’ attesa, vana, di entrare e passare la serata nel locale: “Ci dicono di restare qui”.

Alla richiesta di spiegazioni della giornalista, che venerdì notte ha voluto verificare di persona facendosi accompagnare da un ragazzo originario del Mali, i bodyguard non hanno negato, ma si sono giustificati parlando di una rissa avvenuta nei giorni scorsi. “Abbiamo trovato un nero con un coltello nel giubbotto. Quindi per ora facciamo così: i neri non li facciamo passare. Sappiamo che in questo modo ci vanno di mezzo anche bravi ragazzi, ma non possiamo farci niente”. Anche il titolare, Domenico Migliaccio, ha raccontato di problemi con alcuni profughi ospitati nei centri di accoglienza. “Nessuna discriminazione etnica, abbiamo avuto dei disagi e al massimo sono state allontanate singole persone”. Per poi scaricare la responsabilità sulla security: “Se il buttafuori ha fatto una cosa del genere, se ne assumerà tutte le responsabilità”.

Acqua sul fuoco, insomma. Che però non basta a placare le reazioni della giunta. Frascaroli non usa il guanto di velluto: “I proprietari possono dire quello che vogliono, ma questo è razzismo puro. Se un ragazzo nero ha fatto qualcosa, si colpisce il singolo, non tutti. Anche gli italiani commettono reati. Se si applicasse lo stesso principio e si tenessero fuori tutti, il locale chiuderebbe domani”. Per questo, continua, “invito i ragazzi a non andare in quella discoteca, almeno fino a quando non si sarà aperta una discussione seria sull’argomento. Bologna è una città accogliente e civile. Così deve rimanere”. A lei si unisce, più cauto, l’assessore al Commercio, Matteo Lepore. “Chiederò personalmente spiegazioni al locale Arteria in merito a quanto è successo. Non ci può essere spazio per alcun atteggiamento di razzismo e questo episodio non va sottovalutato. Spero che si chiarisca”. Mentre i Giovani democratici del Pd di Bologna, sulla loro pagina Facebook, parlano di “schifo” e di un “locale dove non andare più”.

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