Il piccolo aeroporto di Torino Caselle torna ad essere “strategico”. Di più, sarà la “terza pista” di Milano Malpensa e dall’integrazione con l’hub lombardo guadagnerà subito qualche rotta europea in più rispetto alle attuali, un bel po’ di quattrini pubblici per gli investimenti e, un domani, forse anche una tratta ferroviaria ad alta velocità da e per Malpensa. Sogni? No, sono le follie di una certa politica alimentata anche da azionisti che tengono i piedi in due scarpe. L’aeroporto di Torino Caselle, 14esimo in Italia per numero di passeggeri, ha delle cifre che la dicono lunga sulla sua strategicità: nel 2013, ultimo bilancio disponibile, i ricavi sono scesi dell’8,7% a 50 milioni di euro, il margine operativo lordo è crollato del 14,5% e l’utile netto si è attestato a 215mila euro. Meglio comunque dell’anno precedente, quando con ricavi maggiori lo scalo torinese perdeva 1,2 milioni di euro. Il traffico si è ridotto del 10% soprattutto a causa della contrazione del comparto nazionale (-318mila passeggeri) e la società di gestione nella relazione al bilancio spiega che per fronteggiare il calo dei passeggeri e quello del traffico “grandi sono stati gli sforzi profusi nell’incentivazione commerciale. Tale politica si è resa oltremodo necessaria a fronte dei costi di gestione della nostra infrastruttura, sottoutilizzata rispetto al suo potenziale”.

Anche a Malpensa, come si sa, le cose non vanno benissimo, pur essendo numeri molto diversi da quelli di Torino. A officiare le nozze con i fichi secchi, il ministro delle Infrastrutture Maurizio Lupi in un incontro romano con il presidente della regione Piemonte Sergio Chiamparino e quello della Lombardia, Roberto Maroni. A fregarsi le mani il sindaco di Torino, Piero Fassino, che grazie all’inclusione di Caselle nell’elenco degli aeroporti strategici può sperare in un certo flusso di fondi pubblici ed europei per la sua città e soprattutto F2I, il fondo per le infrastrutture creato da Vito Gamberale e di cui sono socie la Cassa depositi e prestiti e le Fondazioni bancarie (tra cui la Compagnia di SanPaolo e la Fondazione Cassa di Risparmio di Torino), fondo che è azionista di controllo dell’aeroporto di Torino e secondo azionista di Sea, il gruppo che controlla gli aeroporti milanesi. Meno felici i viaggiatori torinesi che in omaggio alla “strategicità” di Torino saranno costretti a fare il check in a Caselle per poi andarsi a imbarcare a Malpensa, con notevole perdita di tempo. Non sarebbe più semplice ed economico istituire un servizio di pulmann continuo Torino-Malpensa anziché inventarsi una “terza pista” dell’hub lombardo a 140 chilometri di distanza?

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