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Fotografia: vietato invecchiare

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La fotografia ferma il tempo, si dice.
La fotografia, con la sua “diabolica” capacità di arrestare orologi e calendari, produce un sortilegio in cui qualcuno individua la tensione inconscia verso un’illusoria ricerca dell’immortalità.
C’è però un altro modo che la fotografia conosce per fermare il flusso del tempo: mantenere giovane chi la pratica.
La fotografia è qualcosa di necessariamente connesso alla curiosità, e la curiosità è a sua volta connessa alla freschezza mentale; se c’è curiosità, dunque, anche a cent’anni si respira profumo di giovinezza.

Ci vuole orecchio (foto © Leonello Bertolucci)
Ci vuole orecchio (foto © Leonello Bertolucci)

La condizione del fotografo sarebbe allora – di per sé – una palestra mentale utile a mantenere tonici i neuroni minacciati dall’età che avanza? Non è detto, e la relazione causa effetto non è così automatica. Non basta essere fotografo, occorre essere “un certo tipo di fotografo”.

Perché – è un fatto – ci sono anche quelli che la curiosità l’hanno persa. O forse no, non l’hanno persa, ma in loro essa dorme; ad anestetizzarla è stata magari la routine, il mestiere fatto da mestierante, l’assenza di progetti o chissà cos’altro.

Esistono dunque fotografi che a 30 anni sono già degli “zombie” e altri, magari ultra ottantenni, che si entusiasmano nell’esplorare tutte le novità che la fotografia propone loro.

Un esempio?
Nino Migliori, un “monello” di 89 anni che fotografa dal 1948; arcinoto, ha esposto in tutto il mondo le sue ricerche e i suoi percorsi fotografici, attraversando nei decenni i generi, i linguaggi e i mezzi della fotografia, anticipandoli sempre.

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Sentirlo parlare, con quella sua vivacità moltiplicata dall’accento emiliano, significa percepire il sacro fuoco non della fotografia, ma appunto della curiosità.

Se arriva la “rivoluzione” del digitale e molti anziani autori si arroccano  sulle loro certezze analogiche, lui si tuffa a pesce nel mare ignoto della novità con lo spirito di una spugna; ricomincia, si rimette in gioco, studia e sperimenta, verrebbe da dire: gioca.
Per lui la fotografia è “materia dei sogni” (come s’intitola una delle sue ultime retrospettive), e come materia si presta a essere manipolata. Dopo gli inizi documentaristici influenzati dal neorealismo, comincia un cammino, ancora in corso, che passa attraverso ogni sorta di sperimentazione, portandolo a lavorare “off camera”, a graffiare e incidere le lastre, a creare pirogrammi col fuoco, ossidazioni con i bagni chimici della camera oscura, e via verso vere installazioni fotografiche e poi ancora col materiale Polaroid, mentre oggi lo puoi vedere fotografare come niente fosse con l’iPhone.
Gli brillano gli occhi quando racconta di nuove conquiste e di nuove scoperte. Che meraviglia!

Altri esempi si potrebbero fare di fotografi non arrugginiti dal tempo perché il tempo lo navigano, traendone ciò che di volta in volta offre e propone.
Insomma, a ben guardare, il fotografo inossidabile è quello che passa la vita cercando di segnare il tempo piuttosto che esserne segnato, e fermarlo è l’ultimo dei suoi problemi.

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