Il terzo capitolo della saga di Hunger Games: il canto della rivolta – Parte 1 sbarca questo weekend nelle sale cinematografiche degli Stati Uniti e di altri paesi del mondo. Ma in Cina e Thailandia i fan della giovane eroina Katniss Everdeen, che guida la rivolta contro gli oppressori, non potranno per il momento assistere alle sue gesta. In Cina, l’uscita del film è infatti stata rinviata a tempo indeterminato, probabilmente a gennaio 2015.

Le ragioni non sono chiare, anche se l’Hollywood Reporter sospetta che lo scopo delle autorità cinesi del cinema e dell’audiovisivo sia quello di “equilibrare i titoli nazionali ed esteri al botteghino prima della fine dell’anno” e ritardare l’uscita del kolossal americano avrebbe dato più spazio ai film nazionali. Un’altra ipotesi è che la storia del film, ambientato in un mondo immaginario in cui uno stato dispotico e autoritario regna negli hinterland profondamente impoveriti e oppressi, sia finita nelle maglie della censura cinese. I paralleli con il governo di Pechino sulle sue province lontane, anche se non del tutto evidenti, potrebbero infatti essere intravisti dagli spettatori.

Discorso diverso in Thailandia, dove il film è sicuramente una spina nel fianco del governo in carica, che è salito al potere con un colpo di stato militare lo scorso maggio. Proprio ieri una catena di sale cinematografiche di Bangkok ha cancellato tutte le proiezioni del film dopo che un gruppo di studenti pro-democrazia avevano comprato più di 100 biglietti per assistere alla premier. Due manifestanti sono stati arrestati in seguito alle proteste scaturite dalla decisione, mentre mercoledì a finire in manette sono stati cinque studenti universitari che, durante un discorso del primo ministro Prayuth Chan-Ocha, hanno fatto il saluto delle tre dita che nel film simboleggia la resistenza alla dittatura.

Il trailer di Hunger Games: il canto della rivolta – Parte 1

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