Dal 6 al 18 novembre una casa d’aste del Kent batterà tra gli altri oltre 150 oggetti di proprietà dell’ex portiere della nazionale inglese David James. Si tratta di magliette autografate, sue o di celebri compagni, ma anche di una vecchia Opel viola, di un giradischi, una collezione di dischi, una bici, una motosega, alcune tazze da te: tutte proprietà di James. L’iniziativa però non è né pubblicitaria né benefica. Semplicemente, come molti ex calciatori di primissimo livello, David James non è riuscito a gestire le fortune accumulate in carriera. E a 44 anni – nonostante il lucrativo contratto come allenatore-giocatore dei Kerala Blasters nella neonata Indian Super League – ha dovuto dichiarare bancarotta. Quando smetti di giocare a certi livelli i fantasmi della vita precedente, oltre a inseguirti la notte, reclamano ancora i loro costi.

David James comincia la carriera nel Watford a inizio anni Novanta, poi gioca tra gli altri con Liverpool, Aston Villa e Manchester City fino a trovare a 27 anni la maturità nel Portsmouth e nella nazionale inglese, con cui disputa un Europeo e due Mondiali. Il soprannome Calamity James ci ricorda che era più celebre per le sue papere che non per le sue parate, ma in una carriera di tutto rispetto tra ingaggi e sponsorizzazioni (per un periodo è anche modello di una nota casa di moda italiana) arriva a mettere da parte una cifra di poco inferiore ai 30 milioni di euro. E’ con la separazione dalla moglie nel 2005 che cominciano i problemi, acuitisi nel 2010 con la fine della carriera ad alti livelli. Investimenti sbagliati e proprietà immobiliari fantasma portano i suoi conti bancari sul rosso.

Lo scorso maggio James dichiara bancarotta, ma i creditori non gli danno tregua, e oggi si trova costretto a mettere all’asta i suoi beni rimanenti. La sconfitta sul campo per un calciatore ci può stare, “una libidine” la definiva addirittura l’indimenticato professor Scoglio, ma quella fuori è assai difficile da gestire, come insegnano i tragici casi di Best e Garrincha o i più recenti di Enke e Speed (leggi). Perché quella di James non è una storia isolata, il viale del tramonto delle superstar del calcio è spesso costellato di fallimenti economici. In Premier League si conoscono le storie di ex giocatori del Manchester United come Gillespie e Djemba-Djemba, di ex Liverpool come Barnes e Riise, dell’ex Chelsea Babayaro e dell’ex Newcastle Hendrie.

In Italia c’è chi ha perso molti soldi ma è rimasto a galla, finendo incastrato in complicate truffe in Perù come Baggio, Costacurta e Rossi o nella costituzione di una finanziaria fantasma come Tassotti, Donadoni e Galli. C’è poi chi dichiarando la bancarotta (e un buco di 14 milioni di euro) come Vieri e Brocchi per la loro società di commercio all’ingrosso BFC & Co. E chi invece è finito male, in storie di delinquenza, come Sakho, Carru, Morello o Maurizio Schillaci. Di recente ha fatto scalpore la storia di Brehme. Al campione del mondo con la Germania a Italia ’90 è stato offerto dal suo ex allenatore Beckenbauer di pulire i bagni dell’Allianz Arena di Monaco di Baviera (leggi). Il quotidiano tedesco Deutsche Welle ha infatti rivelato che l’ex interista, oberato dai debiti, è anche sul punto di perdere la casa su cui grava una sostanziosa ipoteca.

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