Da giorni alla frontiera tra la Turchia e la Siria, o quel che ne rimane, si sta combattendo una disperata battaglia per la difesa della città di Kobane
I miliziani Curdi, si legge nelle pompose retoriche dei media occidentali, stanno difendendo il “nostro stile di vita” dai barbari dell’Isis. E – sempre secondo le cronache – l’occidente, l’Italia, gli Stati Uniti, la Nato, stanno sostenendoli con i raid aerei.
Eppure.

Eppure questi curdi combattenti sono ancora nella black list degli Stati Uniti e dell’Occidente: il Pkk è considerata ancora una formazione di terroristi tale e quale all’Isis. 

Eppure la Turchia ha chiuso le sue frontiere, non permettendo ai curdi di Turchia di andare in soccorso dei loro fratelli “siriani”. E impedendo a questi ultimi di scappare da una guerra che sta massacrando la popolazione, anche sparando addosso a chi prova a forzare il blocco in un senso o nell’altro.
E la Turchia, come sappiamo, è paese membro di quella stessa Nato che dice di voler fermare lo Stato Islamico. È un Paese che ha fatto richiesta di entrare a far parte della Unione Europea.
Ma è uno stato islamico e teme fortissimamente la creazione di uno stato curdo indipendente. E uno Stato amico, come lo sono anche gli Usa e l’Europa, di quelle petromonarchie del golfo che calpestano i diritti umani in nome di una presunta religione di Stato foraggia i fanatici dell’Isis. Petromonarchie che negli ultimi anni sono state abbondantemente utilizzate dall’Occidente per sostenere “il nemico del nemico” di turno. Prima i talebani, sommersi di armi e di dollari, poi Saddam, poi gli stati arabi investiti da misteriose e armatissime “primavere” come la Libia di Gheddafi. Infine la Siria di Assad.

Una situazione intricata, e apparentemente spiegabile.
Non basta dire che raggiunta l’autosufficienza energetica l’interesse principale degli Stati Uniti d’America sia diventato quello di destabilizzare i Paesi produttori – o trasportatori – di petrolio poco propensi ad essere servi delle scelte dell’Occidente per spiegare del tutto quel che sta accadendo. Ma è un buon inizio per capire meglio la situazione.

Quello che è importante, ora, e che la si smetta con le ipocrisie. E che si aiutino davvero i curdi massacrati dall’Isis e dall’esercito turco.

Non è un vero e proprio post, questo, ma un appello che si può, e secondo me si deve, firmare qui. Riporto di seguito il testo della petizione.

La comunità costruita dai curdi della provincia di Rojava è un’importante esperienza di convivenza tra le diverse comunità siriane, alternativa alla dittatura di Bashar Al Assad, alternativa al jiahdismo islamico, orientata a ricostruire una Siria democratica, multietnica e pluriculturale. I curdi hanno costruito nella loro terra e in mezzo alla guerra civile siriana un’esperienza di autogoverno democratico straordinaria, basata sulla Carta di Rojava, che include tutti: “arabi, curdi, assiri, armeni, ceceni, musulmani, cristiani e yazidi, secondo il principio della convivenza pacifica e della fratellanza”. Un messaggio più unico che raro in quella parte del mondo martoriata dalla guerra e dall’interventismo statunitense, l’esatto contrario dei principi sui cui si basa il Califfato proclamato dall’Isis. 

Ciò che sta avvenendo al confine tra Turchia e Siria, la conquista di Kobane, enclave Curda circondata da una parte dalle milizie dell’Isis e dall’altra dall’esercito turco, è l’ennesimo esempio del fallimento della politica della guerra giusta, della delega alle armi, della rinuncia ad agire sulla strada del diritto e del negoziato. 

L’Isis deve essere isolato e disarmato, attraverso il blocco dei finanziamenti e degli aiuti che riceve attraverso paesi (alleati dell’occidente come l’Arabia Saudita quando non addirittura membri della Nato come la Turchia) che hanno interesse a mantenere il caos geo-politico nella regione oppure modificarne gli equilibri a loro vantaggio.

L’Italia e la Nato non hanno nulla da dire rispetto al fatto che un Paese alleato e membro dell’alleanza atlantica ha schierato il suo esercito al confine con la Siria con l’unico scopo di impedire ai curdi di scappare dalla guerra o di ricevere aiuti, rifornimenti e sostegno? 

Fermare l’uso delle armi, condannare chi viola leggi e diritto internazionale, e chi fa violenza su uomini e donne. 

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