Il comune bresciano di Adro torna al centro della tempesta politica, questa volta non per le ordinanze leghiste che l’hanno portato alla ribalta come avamposto del Carroccio nella provincia lombarda. A far parlare del paese dell’ex sindaco “sceriffo” Oscar Lancini (nella foto) è il suicidio di un consigliere comunale, avversario della Lega alle elezioni di maggio, capogruppo dell’opposizione per la lista “Idea civica”. 

Attilio Breda, un passato da militante nella Lega degli inizi e poi la scelta di andare all’opposizione, si è tolto la vita a 55 anni sabato 27 settembre: un gesto che ha generato ad Adro una polemica senza precedenti, riportando alla luce una vena oscura che attraversa da alcuni anni la gestione della sfera pubblica nel paesino della Franciacorta.  

Immediate, e pesantissime, le accuse del suo legale, Lorenzo Cinquepalmi, che assisteva Breda in un’azione legale contro il vicesindaco Oscar Lancini per diffamazione: “Attilio è stato sottoposto a un linciaggio morale – ha scritto in un post su Facebook l’avvocato di Breda – al ‘ras’ leghista il ritorno di Attilio in consiglio comunale non poteva andare giù; ha iniziato ad attaccarlo fin dal primo consiglio gratuitamente, selvaggiamente, con false accuse di appropriazione di fondi della Lega Nord”. Un attacco “tanto più ripugnante – sempre secondo l’avvocato – perché portato avanti da un uomo pluriprocessato (Lancini, ndr), che in questo stesso anno è stato arrestato (ma poi scarcerato, ndr), che è ancora oggi sotto processo per avere fatto il gioco delle tre carte con gli appalti del Comune”. 

“Non c’è niente da dire – dice Lancini, contattato da ilfattoquotidiano.it – È vergognoso che si approfitti di questo dramma umano e famigliare e della società civile per fare politica. La politica si fa coi fatti, è fatta di contrapposizione sulle proposte, non di queste cose. Io ho la coscienza pulita e, se la famiglia accetterà, manderò il gonfalone del comune di Adro”. 

Breda aveva denunciato Lancini, ora vice sindaco, raccontano i consiglieri della sua lista, in seguito agli attacchi del vicesindaco leghista che gli aveva dato del “ladro” in diverse occasioni pubbliche, anche nel corso delle sedute del consiglio comunale, dopo la contesa alle amministrative 2014 (in cui la Lega è uscita nuovamente vincitrice ad Adro con il 56%, mentre le due liste d’opposizione avevano raccolto il 20% ciascuna). Sullo sfondo una vecchia vicenda legata alla gestione dei soldi della Lega Nord di Adro, poche migliaia di euro, quando Breda era il tesoriere della sezione locale. Accuse infondate secondo il legale di Breda, e che non sarebbero dovute entrare nel dibattito politico. In ogni caso il consigliere – la disputa risale al 2009 – non fu mai denunciato dal partito. La moglie del consigliere Breda, su Facebook, ha puntato il dito sul clima politico di Adro e sugli attacchi personali di cui il marito avrebbe sofferto: “No Attilio – scrive la signora Monica Ruggeri – la tua morte non viene strumentalizzata a fini politici, è causa della cattiveria di chi in nome di un ideale politico gioca a fare il dittatore!”. Uno “sfogo del momento”, secondo i compagni di lista di Breda, che cercano di mantenere una linea più prudente invitando al rispetto del silenzio. 

La sera di lunedì 27 settembre si è svolto il consiglio comunale, nonostante la richiesta di rinvio da parte delle opposizioni che per protesta non si sono presentate e hanno preferito partecipare alla veglia del consigliere: “Riteniamo che il tragico evento che ha colpito la famiglia dell’amico e consigliere Attilio Breda – hanno scritto le due liste d’opposizione – avrebbe richiesto maggiore sensibilità e comprensione”. Il consiglio, riunito per una seduta lampo in una Adro blindata – con molti militanti della Lega giunti a sostegno dell’amministrazione giudata da Paolo Rosa, fedelissimo di Lancini – ha approvato il bilancio dopo un minuto di silenzio in ricordo di Breda, e la seduta è stata subito tolta. Mentre il paese si divide tra tra chi riconduce il drammatico gesto del consigliere alla sfera privata e chi è convinto che il clima politico, ad Adro, sia diventato ormai insostenibile.

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