Per tredici giorni sono rimasti sulle sue tracce. E ieri sera (18 settembre), gli uomini del Nucleo investigativo di Napoli lo hanno fermato davanti a un bar di Casoria, in compagnia di un amico che è stato denunciato per favoreggiamento. Finisce così la latitanza di Arturo Equabile, il ragazzo di 24 anni che i carabinieri cercarono di bloccare la sera in cui – al termine di un inseguimento nel Rione Traiano di Napoli, periferia della città – un colpo sparato da un militare dell’Arma uccise il diciassettenne Davide Bifolco (guarda l’intervista del fattoTv ad Arturo Equabile).

Quando si è trovato davanti i militari, Equabile non ha fatto nessuna resistenza. Il giovane sembra si fosse recato a Casoria per incontrare una ragazza con cui ha una relazione. Il ragazzo era latitante dal febbraio scorso dopo essere evaso dai domiciliari dove era in attesa di essere giudicato per furto. Da allora si era reso irreperibile. Dovrà rispondere anche dell’accusa di resistenza a pubblico ufficiale per i fatti di Rione Traiano: per gli investigatori, infatti, c’era lui in sella allo scooter sul quale si trovava Davide Bifolco, la notte tra il 4 e il 5 settembre. E fu lui – secondo la ricostruzione delle forze dell’ordine – per cercare di sottrarsi alla cattura, a dar vita a uno spericolato inseguimento conclusosi con la morte di Bifolco.

Equabile è stato rinchiuso nel carcere napoletano di Poggioreale dove nei prossimi giorni verrà interrogato dai magistrati. Il latitante – secondo quanto rilevano fonti del comando provinciale dei carabinieri – non è da considerarsi un esponente di spicco della malavita organizzata dell’area occidentale della città e non ha a suo carico precedenti per reati contro la persona. Arturo Equabile nei giorni successivi alla morte del suo amico Davide aveva sostenuto in un’intervista di non essere lui la persona in sella allo scooter e di essere pronto a costituirsi.

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