Salvi i lavoratori, ma non lo stabilimento. Si è conclusa con un accordo che consentirà, per i dipendenti della Coca Cola di Campogalliano (Mo), l’accesso alla cassa integrazione straordinaria fino al 31 ottobre 2015, incentivi all’esodo volontario e ricollocamento per circa la metà del personale assunto nel sito di viale Italia, la vertenza relativa al colosso multinazionale. Che a luglio aveva annunciato l’intenzione di chiudere la sede in provincia di Modena per spostare l’attività, cioè il call center, a Buccinasco (Mi), mettendo in discussione il futuro dei 57 lavoratori assunti nel sito, per lo più donne, molte delle quali giovani, con una famiglia sulle spalle.

“Purtroppo – spiega Rossano Carnevali, della Flai Cgil di Modena – non c’è stato modo di salvare lo stabilimento, che come previsto chiuderà a ottobre. Tuttavia siamo riusciti a sostituire i 40 licenziamenti inizialmente prospettati con una ventina di esuberi su base volontaria (con incentivo)”. L’accordo, sottoscritto al tavolo della Provincia di Modena, infatti, comprende, oltre a un anno di cassa integrazione straordinaria, il ricollocamento a Buccinasco di 10 lavoratori, 8 dei quali agenti sul territorio, 13 trasferimenti nella provincia di Milano, e 10 contratti di telelavoro, riservati alle famiglie monoreddito, più numerose o con bimbi di età inferiore a un anno. “Per tutti gli altri dipendenti, una ventina, l’azienda riconoscerà un incentivo all’esubero dai 43.000 euro in su. Un sospiro di sollievo per i lavoratori – continua Carnevali – Ma no, non siamo soddisfatti, perché ogni volta che un’azienda chiude non c’è da festeggiare”.

Un’amarezza che si respira anche in città, oltre il confine dell’area industriale. “La Coca Cola – spiega Paola Guerzoni, sindaco di Campogalliano – non è in crisi al punto da motivare la chiusura dello stabilimento della provincia di Modena, infliggendo un duro colpo sia al territorio, sia al mondo del lavoro femminile. Credo che si sarebbe potuto ragionare su una procedura di riorganizzazione che permettesse un uso pieno degli ammortizzatori sociali, il tempo ci sarebbe stato visto che al tavolo nazionale della vertenza la trattativa sulle parti si è conclusa con un mancato accordo, e il negoziato proseguirà a Roma”.

Aperta, infatti, è ancora la vertenza Coca Cola a livello nazionale, che sempre a metà luglio aveva annunciato il licenziamento di 249 lavoratori in tutta Italia. “Allo stato attuale – spiega Mario Zoin, della Flai Cisl di Modena – il numero degli esuberi è sceso a 180 perché 69 dipendenti andranno via volontariamente. Il problema, però, è che la Coca Cola pretende di decidere chi licenziare sulla base di criteri tecnico organizzativi, arbitrari. Noi, invece, vorremmo che si tenessero in considerazione i principi della legge 223, come anzianità o situazione di famiglia. Per questo non si è raggiunto l’accordo”. La pratica, ora, passerà nelle mani del ministero del Lavoro, ma intanto i sindacati confederali, per il giorno dell’incontro a Roma, da definire, hanno già annunciato 8 ore di sciopero.

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