DirittiTv-Balani

Inciucio, prodotto di fabbrica italiano: fatto a tavolino, nottetempo, non a mano. L’inciucio fra il gruppo Sky e Mediaset per i diritti televisivi, invocato e allevato dai presidenti di Serie A e da un mediatore invadente (Infront), è un inciucio epocale, perfetto nel suo essere sfacciato. Il triennio di Campionato (2015-2018) viene distribuito senza infastidire i monopolisti che fingono di indossare elmetti e poi stringono accordi. Officiano le società di A e l’ineffabile Infront: a Sky va l’intero blocco di partite per il satellite, 572 milioni di euro a stagione; salvata da Infront e da un non inedito asse Milan-Lazio, a Mediaset va l’85% di un torneo brutto e noioso inclusa la Roma, 373 milioni (un rincaro di 105 rispetto al 2013/2014).

I presidenti applicano uno sconticino non di cortesia, perdono oltre 130 milioni di euro: speravano di incassare 1,076 miliardi l’anno, s’accontentano di 945 milioni, che lievitano a quasi 3 miliardi entro il 2018. Il prezzo di questa presa in giro lunga un mese non è ancora calcolato. Il bando di gara, l’asta con le buste, i pareri di avvocati, le minacce di ricorsi d’urgenza: frottole. Le offerte dicevano una cosa: Infront e la Lega, per la gioia di Murdoch e Berlusconi, fanno l’esatto contrario. Mediaset arraffa il pacchetto B (digitale), ma era arrivata terza: non seconda, terza, dietro Sky e Fox. Il gruppo Murdoch, che rinuncia a una vendetta definitiva contro Cologno Monzese, mette insieme il pezzone e le briciole: Serie A integrale, e pensare che per il pacchetto D (i rimasugli) aveva promesso 120 milioni contro i 306 di Mediaset.

Com’è andata: un sistema calcistico assettato di denaro facile e sicuro, senza un minimo di pianificazione industriale e strategica, ha spinto le aziende verso l’inciucio. E le aziende, non vergini in materia, ben volentieri hanno accettato. Sky e Mediaset sono scattate incontro ai presidenti, impauriti da ricadute politiche (Renzi ha ricevuto Murdoch junior in apertura di assemblea in Lega), ritorsioni giudiziarie incrociate, dal rischio di non poter usufruire in anticipo e con frequenza di questi lauti bonifici. In cassa c’era uno scarabocchio, non un conto: i numeri in fila li hanno messi Sky e Mediaset assieme a Infront. Prima di incentivare il dialogo fra Andrea Zappia-James Murdoch e Pier Silvio Berlusconi, Infront ha avanzato un’ipotesi cervellotica per ripescare il Biscione, ma con una fibra di trasparenza: satellite a Mediaset, digitale a Sky. Un passaggio di piattaforma che non aiutava le aziende, inopportuno esordire in campi quasi inesplorati , e troppo costoso. Adriano Galliani in retrovia, il fidato Claudio Lotito in posizione d’avanguardia.

I contatti fra la multinazionale americana e Cologno Monzese hanno completato l’opera. Non un’opera bella, non corretta. Cestinata l’asta, un messaggio d’appendice: scusate, abbiamo scherzato. Ci vogliamo bene, e stringiamo il patto che vogliamo. Eccessivamente preziose le televisioni per far ragionare i presidenti, storditi dai continui cambi di rotta di Infront, organizzatore di una gara che ripudia, trasforma e rottama la stessa gara che ha organizzato. E poi Mediaset vuole condividere la spesa per la Champions League, un’esclusiva (2015-2018) strappata proprio a Sky per 700 milioni di euro. I Murdoch possono donare la coppa per la stagione che sta per cominciare. Vince la convenienza, la capacità di fingere uno scontro che non piaceva a nessuno. Quest’inciucio è da professionisti.

Il Fatto Quotidiano, 27 giugno 2014

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