Resta critica la situazione dei crediti bancari di difficile riscossione, le cosiddette sofferenze. Con un andamento di crescita ormai ininterrotta da mesi, a febbraio scorso lo stock di prestiti incagliati ha raggiunto 162 miliardi di euro. Dal punto di vista dei finanziamenti concessi, gli impieghi, il panorama sembra invece rischiararsi leggermente con l’Abi che segnala un lieve recupero della dinamica dei prestiti bancari a famiglie e imprese. Ma gli attacchi alle banche, accusate di tenere chiusi i rubinetti del credito, continuano: proprio martedì 15 Confindustria Sicilia ha annunciato che si costituirà in giudizio nei processi intentati dalle imprese che si sentono vessate per via del mancato accesso al credito pur avendone i requisiti.

Il Bollettino mensile dell’Abi, che fotografa le principali variabili dell’attività bancaria, rileva per marzo un ammontare del denaro erogato dagli istituti che operano in Italia alla propria clientela, pari a 1.850 miliardi di euro, che si confronta con una raccolta  di 1.724 miliardi. Il mese scorso, spiegano gli analisti dell’associazione, si riscontra un “lieve recupero della dinamica dei prestiti” che si traduce nel fatto che l’entità del calo complessivo dei finanziamenti è diminuita, con una contrazione annua del 3,2% a fronte di un -3,4% di febbraio. I prestiti a famiglie e imprese, in particolare, sono scesi a marzo dell’1,9% contro il -2,6% di febbraio e il -4,6% di novembre 2013.

Intanto aumentano i problemi dei vecchi prestiti. Mentre le sofferenze lorde sono aumentate di 1,6 miliardi rispetto a gennaio e di 34,4 rispetto a un anno prima, con un incremento annuo del 27%, il rapporto tra sofferenze lorde e impieghi non era mai stato così alto dal dicembre 1998. Dalla Sicilia, intanto, il presidente dell’associazione degli industriali Antonello Montante spiega che la decisione di costituirsi in giudizio nei processi contro le banche “non è una dichiarazione di guerra, ma una scelta per tutelare le imprese. Ci sono tanti imprenditori affidabili che rischiano di fallire per mancanza di ossigeno da parte delle banche”.

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