Uno spazio vuoto chiuso tra case costruite con prefabbricati, sullo sfondo delle case in tufo di un borgo, anticamente, rurale.

Lungo l’asse, sul pavimento di piastrelle di cemento, poggiano un basamento di marmo – per dare idea di una solidità preziosa -, poi pareti di vetro sorrette da barre di alluminio anodizzato – per dare luce e modernità.

Un tetto leggero, chiaro e sottile, oppone comunque opacità alla trasparenza su cui pesa, per coprire lo spazio recinto.

Dentro e fuori luce perenne, dai neon.

Ai lati dell’ingresso, i vasi umili offrono l’abbellimento del vivente.

Al centro, su tutto, nella luce di mezzogiorno esile e scura la croce a sostenere le ragioni della simmetria.

Ci può essere la stessa attitudine da parte di chi costruisce templi, chi cattedrali, chi cappelle, chi edicole di montagna.

Anche qui: dove il pagano fu cristiano, e con lui / la sua terra, il suo campo coltivato. / Un nuovo tempo ridurrà a non essere tutto questo: / e perciò possiamo piangerlo: con i suoi bui / anni barbarici, i suoi romanici aprili. / Chi non la conoscerà, questa superstite terra, / come ci potrà capire? Dire chi siamo stati? / Ma siamo noi che dobbiamo capire lui, / perché lui nasca, sia pure perso a questi chiari giorni, / a queste stupende stasi dell’inverno, / nel Sud dolce e tempestoso, nel Nord coperto d’ombra…”

Pier Paolo Pasolini, La religione del mio tempo, 1961

[Cappella votiva, Europa]

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