Nel mio post del 7 gennaio sostenevo il paradosso per cui tra le cause della progressiva diminuzione dei lettori vi sono la scarsa qualità di molti titoli e la crescente difficoltà per molti editori indipendenti di rendere visibili i loro libri in un mercato oligopolistico della distribuzione. Nei giorni successivi ho letto con piacere moltissimi commenti di lettori, tutti sostenuti da una grande passione per l’argomento: a dimostrazione che il libro e la lettura sono ancora temi di grande interesse. Negli stessi giorni, in modo del tutto indipendente, ma anche felicemente “sincronico”, altri protagonisti del mondo dei libri hanno espresso il loro pensiero. Ginevra Bompiani, editore di nottetempo, scrive (su D di Repubblica) a Umberto Galimberti in difesa degli editori indipendenti e del libro di qualità. Luca Sofri, invece, su www.wittgenstein.it, decreta la fine del libro (mentre a mio avviso il problema non è la vita dei libri ma quella dei lettori, e su questo punto il graffio del Sole 24 ore ha già detto la sua). James Daunt, responsabile della più grande catena di librerie indipendenti nel Regno Unito, ne Lalettura del 26 gennaio, in una pagina destinata a un dibattito sul futuro della libreria, scrive che “per arrestare il calo delle vendite (…) abbiamo selezionato titoli più interessanti e con un raggio molto più vasto di argomenti. La selezione dei titoli è tagliata su misura per ogni libreria. Bisogna tornare alla libreria di una volta, dove il lettore trovava ispirazione e suggerimenti. Tornare al mestiere del libraio, sforbiciando l’apparato gestionale e burocratico (il corsivo è mio).”

Insomma, da più parti si sente la necessità di qualificare meglio l’offerta dei titoli e di ispirare meglio il lettore. Mi viene in mente una nuova provocazione: in Italia e anche nel mondo pullulano le scuole di scrittura, ma raramente sfornano nuovi Calvino o Roth. E se pensassimo a scuole di lettura? Non certo scuole “scolastiche”, dove chi sa di più sbandiera le sue letture davanti a silenti scolari. Bensì uno spazio che faccia riscoprire il piacere, solitario o collettivo, del leggere (anche su kindle naturalmente) e che aiuti a capire che con buone letture si affronta meglio la vita. Dovrebbero essere gli editori a farsi promotori di questa iniziativa: la sopravvivenza del lettore è la loro sopravvivenza. Persino un best-sellerista consapevole come James Patterson, autore ”commerciale”, non solo sostiene che ai ragazzi bisogna insegnare a leggere, ma ha anche donato un milione di dollari alle librerie indipendenti!

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