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Armi chimiche, Letta rassicura Regione e sindaci. “Porto di Gioia Tauro attrezzato”

Il premier convocherà un incontro a Palazzo Chigi per illustrare tutti gli aspetti dell'operazione agli enti coinvolti. Entro metà febbraio avverrà il trasbordo dalla nave danese e quella americana
Armi chimiche, Letta rassicura Regione e sindaci. “Porto di Gioia Tauro attrezzato”
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Il presidente del Consiglio Enrico Letta convocherà un incontro con tutte le parti coinvolte nella vicenda delle armi chimiche provenienti dalla Siria. Al tavolo che si terrà a Palazzo Chigi parteciperanno la Regione Calabria, i sindaci di Gioia Tauro e San Ferdinando, le autorità portuali e l’ad di Mct (titolare della banchina dove ormeggerà la nave danese). Entro metà febbraio, nel porto  inizieranno le operazione di trasbordo delle sostanze chimiche dall’imbarcazione danese Ark Futura alla nave americana Cape Ray che si occuperà dello smaltimento, senza nessun sbarco a terra.

La riunione – spiega una nota di Palazzo Chigi – serve a chiarire gli aspetti che nei giorni scorsi hanno scatenato le polemiche e i timori per la scelta di far transitare le armi nel porto di Gioia Tauro. Entro metà febbraio inizieranno le operazione di trasbordo delle sostanze chimiche dall’imbarcazione danese Ark Futura alla nave americana Cape Ray che si occuperà dello smaltimento, senza nessun sbarco a terra.

Il governo assicura che il porto è attrezzato per compiere operazioni di questo tipo, che già in passato sono state effettuate. Il carico (classificato 6.1 ovvero materie tossiche) in arrivo dalla Siria è composto da circa 60 container per un peso di quasi 560 tonnellate, (la quantificazione precisa sarà possibile solo dopo la comunicazione da parte della nave danese che ancora deve ultimare il carico) e può essere trasbordato sulla nave americana in un tempo stimato dalle 10 alle 24 ore. “La sicurezza per sostanze tossiche 6.1 – continua la nota – è data dal sistema di packaging che avviene nell’assoluto rispetto delle norme internazionali in materia“. Ispettori internazionali (non siriani) dell’Opac (Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche) vigileranno sulle procedure di packaging che prevedono tre strati di imballaggio. Una volta imballate le sostanze verranno caricate in appositi container totalmente stagni (come previsto dalla normativa internazionale).

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