Vanno in campo per vincere, ma non vincono mai! Anzi: una sola volta hanno ottenuto la vittoria e hanno festeggiato per mesi interi, hanno pareggiato tre partite e tutte le altre le hanno perse in 12 anni di campionato. Hanno subito 1600 goal e ne hanno realizzati 150. Il risultato è spesso da ko: dieci a zero, nove a uno. Ma non si scoraggiano, si divertono e sono contenti. Solo il nome mette i brividi agli avversari: Excelsior! Ma un record l’hanno già stabilito: è la squadra più perdente d’Italia ma, forse, la più felice.

La squadra bolzanina milita in terza categoria e da lì non si schiodano: più indietro non possono andare, più avanti è un sogno inappagabile. E mica escono dal campo con i musi lunghi. Sono il naturale antidoto agli idioti sugli spalti, agli ultras che ricattano giocatori e squadre, ai dirigenti sportivi che alimentano le curve e un tifo becero e criminale.

Alla base del gioco non c’è uno schema tattico ma una filosofia di vita, spiegata dal coordinatore Massimo Antonino: “Con noi giocano anche chi ha due ferri da stiro ai piedi, il livello tecnico non ci interessa, non si seleziona per bravura, non esiste lo status di titolare o di panchinaro. Sono tutti titolari e tutti vanno in campo”. Per non fare disparità hanno anche il contaminuti per giocatore, tutti giocano lo stesso tempo. Hanno pure uno statuto non scritto che ricorda che tutti hanno gli stessi diritti, dentro e fuori dal campo, e il loro motto è fair play. E in quel campionato sono vincenti, in 12 anni hanno vinto il trofeo per ben otto volte. “Più equità e parità di così”, sorride Antonino. L’unico a soffrire è l’allenatore, che deve gestire 35 giocatori e un turnover da mal di testa. Giocano in un campionato agonistico, ma dell’agonismo esacerbato nemmeno ne vogliono sentir parlare. Nessuno si deve incazzare per la sconfitta. Sono, infatti, per definizione contro la logica dell’agonismo esasperato, della competizione per la competizione, “noi non escludiamo, noi includiamo”, ripete il coordinatore, “l’obiettivo è di portare a casa la vittoria, ma non sappiamo quanti anni ci vorranno”.

Scendono in campo, un accanto all’altro, la schiappa e il talentuoso, quello di colore e il sudtirolese, il marocchino e l’albanese. Perché l’Excelsior è una squadra multietnica, multicolore, multietà, dove giocano i ragazzini di 16 anni e gli over 35 per insegnare che la convivenza è anche fra generazioni diverse e il campo diventa un prato sempreverde per insegnare a stare in mezzo alla gente. E su quel campo non scendono i migliori undici, ma undici persone che danno l’anima, non gettano la spugna perché le prendono di santa ragione e subiscono la goleada, non fanno gestacci, non insultano.

La loro storia finirà ora in un documentario in Francia, le riprese sono già cominciate di una partita di puro divertimento.   

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