Dice di non aver fatto nulla, ma davanti al giudice per le indagini preliminari resta in silenzio. “Sono innocente e lo dimostrerò” sostiene Oscar Lancini, il sindaco di Adro (Brescia) arrestato per falso e turbativa d’asta. Nel corso dell’interrogatorio di garanzia il primo cittadino sceriffo, finito nella bufera per aver negato i pasti alla mensa ai bambini stranieri e tappezzato la scuola di simboli leghisti, non ha risposto alle domande del gip Cesare Bonmartini che ha firmato l’ordinanza di custodia cautelare per lui e altri indagati. 

Il sindaco della Lega, attualmente sospeso e ai domiciliari, ha reso solo una dichiarazione spontanea proclamandosi innocente e spiegando nel dettaglio, anche con argomentazioni tecniche, che tutto quanto ha fatto in tema di appalti risulterebbe conforme alla legge. Secondo il giudice per le indagini preliminari Lancini non avrebbe truccato documenti e appalti per intascare denaro, ma solo per avere consenso elettorale in totale disprezzo della legge. Il legale di Lancini, l’avvocato Luigi Frattini, ha chiesto per il suo assistito la revoca della misura cautelare dei domiciliari. 

Oltre a Lancini, anche gli altri cinque indagati arrestati si sono avvalsi della facoltà di non rispendere nel corso dell’interrogatorio di garanzia: anche l’assessore ai Lavori pubblici Giovanna Frusca si è dichiarata innocente e ha reso una dichiarazione spontanea ricostruendo in parte il suo operato. Non hanno risposto alle domande del gip anche i due imprenditori Alessandro Cadei e Emanuele Casali, il responsabile dell’area tecnica del Comune di Adro Leonardo Rossi e il segretario comunale Carmelo Bagalà.

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