“Il vestito rosa di mia madre è il primo ricordo della mia vita.
 In tante foto indossa quell’abito con me piccolissima in braccio. Nasco il 5 aprile del 1975.
 A trentuno anni scopro di avere un cancro al seno. Mi operano d’urgenza, poi la chemioterapia mi fa cadere tutti i capelli. Mi regalano una parrucca rosa. La indosso e mi piace”.


Da quel giorno quella parrucca rosa, regalo dei colleghi di lavoro, sarà compagna di viaggio di Francesca Tilio. “Pensavano che sarei stata la persona giusta per indossarla – dice – così avrei allontanato tristezza”. Nessuno avrebbe poi immaginato che con quella parrucca Francesca avrebbe dato vita ad un ambizioso progetto fotografico, il Pink Project, ritraendosi con la parrucca e il vestito rosa della mamma, in diverse location. Ha iniziato a New York, in un viaggio col compagno, senza nessun progetto chiaro in mente. “Il giorno che partimmo per Ny, decisi di mettere in valigia il vestito rosa e la parrucca. Sapevo che avrei voluto fotografarmi così, in giro per il mondo e che avrei iniziato a farlo in questo viaggio. Non sapevo che tipo di lavoro sarebbe stato, sapevo solo che il vestito rosa di mia madre ritrovato in soffitta e la parrucca rosa, regalo dei miei colleghi per la chemioterapia, mi avrebbero accompagnato in questa nuova idea. E così iniziai”.

Scatto dopo scatto, il Pink Project ha preso forma, come la pancia di Francesca. “Un mese dopo, tornata in Italia, scoprii di essere incinta. Succedeva a me, incredibilmente. Io che non ci credevo tanto, io a cui dottori avevano detto che molto difficilmente sarei diventata madre. Qualche mese dopo, con una pancia di 4 mesi, partimmo per la Scozia. In valigia il solito bagaglio rosa. Fu in quel viaggio che capii che quello che stavo facendo aveva un senso fortissimo, legato alla mia vita e a quello che mi stava accedendo. Tornata a casa mi aspettava una lettera nella cassetta della posta. Era l’ospedale che, oltre a comunicarmi che la mia gravidanza andava avanti bene, mi diceva che sarei diventata mamma di una femmina, la mia Dora, la donna che si rinnovava in me dopo la malattia, quella che avrebbe portato il nome di mia nonna materna. Il cerchio era perfetto, il mio progetto aveva finalmente un nome”.

E per la prima volta si era lasciata alle spalle la malattia. “Quando mi hanno diagnosticato il tumore ero incredula e interrogativa. Cosa succederà? Morirò? Soffrirò molto? Feci gli esami per un nodulo sospetto in agosto, poi partii per un viaggio in Polonia. Ci pensai pochissimo a quello che sarebbe potuto essere il ritorno, mi operarono nel giro di una settimana e subito dopo iniziai la chemio, la parte più dura, quella che sembrava non finisse mai. Eppure è finita e mi sono regalata la mia prima reflex. E da lì è iniziato tutto”. Pink Project si è così delineato nel tempo, scatto dopo scatto, trasformandosi da un portfolio online a una mostra al SiFest Off.

In quell’occasione Francesca si è presentata. In mostra scatti singoli, di lei ritratta in rosa e con la sua piccola Dora, oltre ad un piccolo set fotografico. Il Pink Project stava subendo un’evoluzione e la parrucca rosa stava per diventare un simbolo di donne solidali alla sua battaglia contro il cancro al seno. E’ lì che l’ho incontrata per la prima volta, mentre il suo compagno le scattava qualche foto. Dietro di loro, appesi alla parete, sulla stampella, un abito rosa e quattro quadretti con le foto di Francesca: di lei quando è nata, in braccio a sua madre, di lei calva e poi di fianco alla figlia. Incorniciato anche il manifesto del Pink Project. E nella saletta a fianco, la sua parrucca rosa, pronta per essere indossata dalle donne che sono passate al SiFest e non si sono sottratte alla sfida di Francesca.

“Il pink project -dice- è il mio contributo alla speranza, il regalo che voglio fare alla mia vita. E’ l’ottimismo per le donne che lottano e dovranno lottare contro il cancro al seno. Con questo progetto sto sussurrando alle loro orecchie che si può sopravvivere e forse diventare madri contro ogni previsione”. Se si guarda indietro, Francesca vede una vita rivoluzionata. “Vedo un corpo segnato dalle circostanze che voglio guardare come si guarda un libro letto da tante persone e sfogliato da tante mani. Ho costantemente paura che tutto finisca, eppure la paura non è più quella di prima. E’ nuova e stimolante, mi fa avere fretta di fare, mi dà energia e coraggio, mi fa sorridere più spesso, mi fa essere felice, grazie a Dora e grazie a Simone, il mio amore”. Lei ce l’ha fatta e la sua esperienza è diventata un messaggio di forza e solidarietà, di sostegno. Ha voluto usare la fotografia e spera che questo suo progetto verrà usato a fin di bene. “Pink Project ha bisogno della cura e del sostegno di strutture, associazioni, enti che si occupano della lotta al cancro al seno, di arte, spettacolo, moda e non solo. Mi piacerebbe che gli stessi sostenitori beneficiassero del progetto per raccogliere fondi a favore della causa”. Al suo progetto abbiamo partecipato in tante. Per ragioni diverse ma per un messaggio comune.

E poi mi racconta cosa le ha detto una ragazza che ha partecipato alla perfomance. “Quando ho messo la parrucca in testa e sono entrata nel tuo mondo, tu non ci crederai, mi sono sentita meglio, più forte. Ecco, anche io la vedo così. Una corazza dolce, femminile e incredibilmente resistente agli urti della vita”.

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