Stamattina sono ritornato in classe. Mentre guardavo i ragazzini entrare in aula con la loro cartella nuova, con il diario di Comix in mano, mi chiedevo che scuola avrei voluto per loro. E quando me li sono ritrovati davanti, seduti tra i banchi con gli occhi spalancati dalla curiosità per la presenza del nuovo maestro ho trovato anche la risposta. Vorrei una scuola che assomiglia sempre più all’idea che ha il ministro dell’Istruzione Maria Chiara Carrozza che oggi con un decreto legge rivoluzionario ha disegnato una scuola diversa dall’attuale.

Vorrei una scuola dove gli insegnanti possono tornare a cullare i desideri e i sogni dei ragazzi.

Vorrei una scuola, come afferma l’articolo 34 della Costituzione, aperta a tutti, dove il bambino che non ce la fa, che ha abilità diverse dalle mie possa avere al suo fianco un maestro che lo accompagna nel suo cammino.

Vorrei una scuola dove non si resta sempre in classe a studiare i romani guardando un libro, una scuola che spalanchi le porte e le finestre. Come mi ha detto una volta Alessandro Bergonzoni, vorrei una scuola dove “noi andiamo da voi e voi venite da noi”.

Vorrei una scuola dove i bambini possono chiamare via Skype i loro coetanei in Francia, dove possono imparare con Youtube scholl perché tutte le aule sono connesse.

Vorrei una scuola dove i maestri entrano perché amano il loro mestiere, perché si appassionano allo stare in classe, senza avere l’ansia di un contratto che scade come se fossero interinali assunti da qualche agenzia.

Ecco, oggi per la prima volta il ministro Maria Chiara Carrozza mi ha fatto intravedere questa scuola decidendo di investire quattrocento milioni per l’istruzione, pensando di mettere a bilancio 6,6 milioni per l’orientamento degli studenti della scuola secondaria di secondo grado, pagando gli insegnati per fare questo; assumendo finalmente 26.000 docenti di sostegno; pensando a progetti didattici nei musei e nei siti di interesse culturale e archeologico. Nel pacchetto presentato stamattina ci sono otto milioni per finanziare l’acquisto di libri di testo ed ebook nelle secondarie, 15 milioni per la connettività wireless sempre nelle secondarie. Per una volta si è pensato anche alla formazione, soprattutto digitale, dei docenti investendo 10 milioni di euro.

Avrei voluto che la parola scuola primaria comparisse qualche volta in più nel decreto perché è lì che si gettano le basi, è alle elementari che si ha bisogno di educare con una didattica 2.0, è in quel tratto di cammino che i bambini hanno bisogno di trovare in classe persone altamente professionali e luoghi connessi con il mondo.

Avrei voluto, da precario, non sentire solo annunci di piani di assunzioni in attesa che un altro Governo pensi a come farle perché la possibilità di avere un organico funzionale c’è.

Torno in classe, penso ai ragazzi: anche quest’anno ci proveremo a farvi diventare grandi in questa scuola claudicante che tanto amiamo e che vorremmo diversa. Forse con un ministro che ha compreso qualcosa in più dei Profumo, delle Gelmini e delle Moratti di turno.

 

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