I cantieri della metro C a Roma, da mezzogiorno di oggi, sono chiusi. E sulle imprese aleggia l’ombra del fallimento. Non sono andate a buon fine le ultime ore di trattative tra il Campidoglio e il consorzio Metro C, che una settimana fa aveva annunciato lo stop dei lavori per il 9 agosto se non si fosse ‘sbloccato’ un pagamento di 253 milioni di euro. Ma il sindaco di Roma, Ignazio Marino, è stato molto chiaro anche oggi: “Quello che noi chiediamo è di conoscere esattamente tempi, costi ed avere certezze. A fronte di questo il Comune certamente farà la sua parte dal punto di vista economico”. Le parole del sindaco, però, non bastano a risolvere il problema, almeno non per il momento.

“Qui siamo nel pieno della disperazione – commentano i lavoratori della Metro C – dopo le dichiarazioni di ieri del sindaco Marino e le rassicurazioni dirette dell’assessore Improta siamo andati a dormire con la speranza che il buon senso prevalesse rispetto alle posizioni estreme del General Contractor e del Comune di Roma. Questa mattina ci siamo svegliati e siamo caduti nel baratro e nella disperazione. Tutto slitta, tutti vanno in vacanza“. E da domani, annunciano, circa tremila operai resteranno a casa. “Ieri abbiamo consegnato loro le lettere di licenziamento. Qui è a rischio la sopravvivenza di imprese e famiglie” scrivono le imprese affidatarie dei lavori Metro C. E sullo stop dei cantieri dall’assessore ai Trasporti Guido Improta arriva un ‘no comment’: “Esiste un tavolo di lavoro in corso con i rappresentanti del consorzio Metro C – tiene a precisare in una nota Improta – Qualora le iniziative in corso dovessero giungere ad una situazione di stallo o dovessero rivelarsi improduttive, a quel punto l’Assessorato non mancherà di informare tempestivamente la stampa, con una opportuna e dettagliata ricostruzione storica degli eventi e delle responsabilità”. Il sindaco, invece, parla di “risposta bizzarra” da parte del Consorzio Metro C: ” ‘Se non pagate subito noi licenziamo gli operai’. Mi sembra un modo bizzarro di rispondere a chi chiede di sapere tempi e costi – commenta il primo cittadino – Come si può chiamare questa metodologia di lavoro? A Roma si è stati abituati nel tempo ad eseguire pochi controlli, poche verifiche. Io ho semplicemente chiesto alle aziende che stanno realizzando la metro C di dirci tempi e costi”.

Intanto i lavoratori pensano a forme di protesta: dal coinvolgere comitati di quartiere e negozianti e con loro fare una specie di ‘mailbombing’ non virtuale al Campidoglio, ovvero inviando cartoline al sindaco Marino per “evidenziare i disagi dei cantieri fermi”, fino all’ipotesi di portare i libri in tribunale. Centinaia di imprese, tutte insieme, sono pronte per protesta a dichiarare il fallimento. “La situazione è drammatica – dicono – mentre in tanti si godranno le ferie per noi inizierà un lungo calvario fatto di sofferenze e disperazione”.

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