Nove ore di trattativa seduti al tavolo con la lady di ferro della Thyssenkrupp. E poi l’amara sorpresa: nessuna apertura e si ritorna al punto di partenza. È stata una doccia gelata quella romana per i sindacati dei metalmeccanici che rappresentano i lavoratori degli stabilimenti di Copparo (nel Ferrarese), Castelfranco Veneto (in provincia di Treviso), Busano (nel Torinese, già inattivo) e Imola.

Di questi, l’ad Lucia Morselli ne ha depennati 611 dai futuri piani aziendali, di cui 430 solo a Copparo, dove ha sede la storica fabbrica acquistata dalla multinazionale siderurgica tedesca e oggi il maggiore stabilimento metalmeccanico dell’Emilia-Romagna. Solo pochi giorni fa sembrava che per gli esuberi si fosse aperto uno spiraglio, con la Thyssenkrupp disposta a valutare ipotesi alternative ai licenziamenti, che scatteranno dal 1° agosto, vale a dire cassa integrazione, prepensionamenti, incentivi all’esodo.

E invece l’illusione è durata appena cinque giorni. Nell’ultimo incontro presso il ministero dello Sviluppo Economico la Morselli, reduce da una trasferta ad Essen, in Germania, sede della proprietà, ha cambiato registro: dai vertici Thyssen nessuna disponibilità (o meglio, come riportano i sindacati, “non le han detto né si e né no”) a finanziare una prospettiva che poteva ridurre il drastico impatto occupazionale previsto. Anzi, dall’azienda è arrivato il rilancio: cassa integrazione straordinaria a zero ore fino a dicembre, per poi procedere ad aprile con 400 licenziamenti (si esclude dal conto salvi i prepensionamenti e gli esodi volontari).

“La Morselli – commenta Mario Nardini, segretario della Fiom di Ferrara – sembra, con il suo fare ondivago, una persona creativa, ma in realtà la sua strategia è quella di pianificare al meglio e preventivamente ogni mossa. C’è una grande amarezza poiché abbiamo capito che con interlocutori che si comportano in questo modo non si può ragionare e trovare un accordo in modo serio e costruttivo. L’ad Morselli chiede al Governo che le sia concessa per un altro anno la cassintegrazione straordinaria, ma come può il Governo concederla se questa non è finalizzata alla salvaguardia dei posti di lavoro e per evitare i licenziamenti. Se i vertici Berco dovessero ricevere la cassintegrazione licenzieranno comunque e il Governo non permetterà mai questa cosa”.

La risposta delle tute blu a Copparo non si è fatta attendere. Già durante le lunghe ore di trattativa gli operai erano usciti dalla fabbrica a presidiare i cancelli. E ora annunciano il blocco dello stabilimento a oltranza, giorno e notte. Almeno fino al 31 luglio, termine ultimo per la trattativa. Prima di allora, lunedì 29, è previsto un ulteriore incontro al ministero. Ma i giorni ormai sono contati.

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