Vi ricordate verso la fine del 2012 i benpensanti e i beninformati che tuonavano contro l’imminente invasione di 1.000 sale da poker live, descrivendole come vere e proprie bische? Ho avuto modo di dire in questo blog che secondo me si trattava solo di un diversivo atto a favorire le cosche che gestiscono il vero gioco d’azzardo, quello pericoloso, le slot machine.

E naturalmente le 1.000 bische legalizzate non sono arrivate, anzi non ne è arrivata nemmeno una, anzi per ora proprio non arriveranno. Lo conferma Alberto Giorgetti, sottosegretario all’Economia con la delega ai Giochi, intervenendo al recente convegno L’impegno per il gioco responsabile: il nuovo servizio di Helpline. Dice Giorgetti, riferendosi all’introduzione del gioco live in Italia: “La gara è prevista da una norma di legge e quindi dovrebbe essere indetta, ma bisogna valutare anche l’esposizione mediatica che coinvolge il settore in questo momento.”

In altre parole Giorgetti fa capire che per ora è tutto fermo… per paura dell’opinione pubblica. Questa sì che è lungimiranza! La notizia è confermata anche da Luigi Magistro, vicedirettore dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, che ha dichiarato all’agenzia Agicos: “Non è cambiato niente rispetto al passato, si attende il momento idoneo per quando sarà possibile attivare il servizio anche e soprattutto da un punto di vista tecnologico.”

Lo ripeto ancora una volta, ridateci i vecchi circoli (ce n’erano 700) dove si poteva giocare tranquillamente in media fino a 30 euro. Quelli sì che potrebbero funzionare da antidoto alle bische, al gioco online senza limiti, al gioco patologico galoppante. Ma tanto so già che non ce li ridaranno, non conviene allo Stato biscazziere e nemmeno alle cosche gestori.

 

close

Prima di continuare

Se sei qui è evidente che apprezzi il nostro giornalismo. Come sai un numero sempre più grande di persone legge Ilfattoquotidiano.it senza dover pagare nulla. L’abbiamo deciso perché siamo convinti che tutti i cittadini debbano poter ricevere un’informazione libera ed indipendente.

Purtroppo il tipo di giornalismo che cerchiamo di offrirti richiede tempo e molto denaro. I ricavi della pubblicità ci aiutano a pagare tutti i collaboratori necessari per garantire sempre lo standard di informazione che amiamo, ma non sono sufficienti per coprire i costi de ilfattoquotidiano.it.

Se ci leggi e ti piace quello che leggi puoi aiutarci a continuare il nostro lavoro per il prezzo di un cappuccino alla settimana.

Grazie,
Peter Gomez

Articolo Precedente

Rifondiamo il rapporto medico-paziente

prev
Articolo Successivo

Cibo scaduto, solo il 27% degli italiani lo consuma. Nord europei meno spreconi

next