In tv e in pubblicità passa prevalentemente l’immagine della donna oggetto, usata come richiamo sessuale di facile presa. E’ un tema sul quale negli ultimi anni si è sviluppato un ampio dibattito, anche a seguito del documentario di Lorella Zanardo “Il corpo delle donne”. La presidente della Camera Laura Boldrini ha recentemente sollevato la questione, ponendola in relazione con la violenza alle donne: “Serve porre dei limiti all’uso del corpo della donna nella comunicazione. Dall’oggettivazione alla violenza il passo è breve. Serve più civiltà ponendo delle regole. Basta all’oggettivazione dei corpi delle donne perchè passa il messaggio che con un oggetto puoi farci quello che vuoi”. ‘Uomo da marciapiede’ ha chiesto un commento a due addette ai lavori, la Zanardo e Paola Manfroni, professionista della pubblicità, art director presso l’agenzia Marimo e vicepresidente di ADCI, l’associazione degli art director. Ma prima ancora ha dialogato sul tema con i passanti di Milano, ottenendo risposte contrastanti. Alcuni non vedono il problema, poiché “non c’è nulla di male a usare il linguaggio della seduzione e a mostrare un bel corpo di donna”. Altri dichiarano che la pubblicità e l’intrattenimento televisivo dovrebbero rinnovarsi profondamente, perché “non se ne può più dell’umiliazione dell’immagine della donna”. C’è chi dà la colpa alle donne stesse, a quelle che scelgono di farsi usare e alle tante altre che non si ribellano con forza a questo modello di “mercificazione del corpo”. E chi propone, più che nuove regole, un cambio di mentalità da parte dei consumatori, per segnalare a media e aziende il proprio dissenso. Pochi tuttavia vedono una relazione, sia pure indiretta, fra un certo uso della donna in comunicazione e il rischio dell’aggravamento del fenomeno della violenza sulle donne. E voi come la pensate? Dite la vostra nei commenti e votando la risposta che vi convince di più di Piero Ricca, riprese e montaggio di Ricky Farina, musiche di Nicola Gelo

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