C’è chi si è voluto tenere stretto l’ermellino finché ha potuto e chi ambisce ad ottenerlo pur essendo al centro di un’indagine della Corte dei conti. La corsa al rettorato dell’Università degli studi di Parma non differisce molto dalla politica per eccellenza, con tanto di attaccamento alle poltrone e “impresentabili”.

Prima il plurimandato del rettore Gino Ferretti, che è alla guida dell’Ateneo da 13 anni, e che nonostante ricorsi al Tar, prese di posizione del decano e di personale e docenti dell’Università, è riuscito ad ottenere due proroghe, arrivando a prolungare il suo rettorato di due anni accademici, l’ultimo grazie a un decreto ad hoc contenuto nella spending review, arrivato quando già erano state fissate nuove elezioni accademiche.

Ora che il suo regno volge alla fine però, le elezioni si terranno davvero e i candidati, alcuni dei quali attendono da due anni di poter scendere in campo, sono pronti a sfidarsi nella prima votazione in programma il 5 giugno. A contendersi il più alto scranno dell’Università ci sono cinque noti volti dell’Ateneo: Loris Borghi, direttore del dipartimento di Medicina clinica e sperimentale, Guido Cristini, già prorettore vicario, Roberto De Renzi, direttore del dipartimento di Fisica e scienze della terra, l’ex preside di Architettura Ivo Iori e l’ex numero uno di Ingegneria Antonio Montepara. Tutto regolare, se non fosse che proprio su quest’ultimo nei giorni scorsi si è abbattuta una bufera a causa di compensi per incarichi extrauniversitari non autorizzati dall’Ateneo. La Guardia di finanza di Parma ha posto sotto sequestro preventivo beni immobili per un valore di circa 700mila euro, pari all’equivalente di circa la metà di quanto il professore Montepara avrebbe guadagnato illecitamente negli ultimi dieci anni di attività finiti sotto la lente di ingrandimento della Corte dei conti. La vicenda, già emersa due anni fa, quando per il docente si intravedeva la strada della candidatura a rettore, è balzata alle cronache locali nei giorni scorsi, dopo che erano circolate lettere anonime circa il comportamento e le attività dell’ex preside di Ingegneria.

Degli incarichi da libero professionista di Montepara tutti sapevano da tempo anche se nessuno voleva parlare, nemmeno il diretto interessato, che fino all’ultimo si è detto ignaro della vicenda. Il fatto era arrivato la scorsa settimana perfino all’attenzione del Senato accademico con tanto di commissione di indagine interna. Alla vigilia del primo turno di votazioni però, il timore che l’operazione “Magister” delle Fiamme gialle possa fare piazza pulita anche di preferenze, ha spinto il candidato a scrivere ai suoi elettori per chiarire la propria posizione. E ribadire che non ha intenzione di fare un passo indietro. “Ho deciso di non ritirare la mia candidatura – ha scritto Montepara in una lettera indirizzata a professori e ricercatori, personale tecnico-amministrativo e studenti – ma, a maggior ragione, di confermare il mio impegno per una Università rinnovata secondo le linee programmatiche che ho presentato e nelle quali credo”.

Il docente si difende dalle accuse e parla di attacchi politici, soprattutto per la tempistica con la quale sono uscite le notizie sul suo conto, “che hanno evidentemente l’intento di screditare la mia candidatura all’Ufficio di rettore, e di interferire pesantemente sull’imminente confronto elettorale”. Quindi conferma la propria buona fede per gli errori compiuti, spiegando l’episodio delle mancate autorizzazioni per gli incarichi extra-professionali. “Su questa vicenda”, conclude, “è in corso un procedimento in sede amministrativa e un giudizio davanti alla Corte dei Conti, nell’ambito dei quali intendo, come è mio diritto, difendere le mie ragioni in piena trasparenza e nel rispetto di tutte le norme di legge. Confido soprattutto che da questi procedimenti possa rapidamente emergere la mia perfetta lealtà verso l’Università, alla quale mai ho fatto mancare il mio costante impegno didattico, scientifico ed accademico e non ho arrecato alcun danno economico”.

 

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