Nella Grecia devastata da memorandum e corruzione, accade che una trentina di braccianti agricoli extracomunitari dediti alla raccolta di fragole si rivolga al capo per chiedere lo stipendio (non un aumento). Sei mesi di arretrati non sono poca roba. E in cambio ricevano fucilate. Il bilancio è di ventinove feriti, con il proprietario del campo di fragole in manette e con il video dei corpi straziati sul terreno e di quelli al pronto soccorso che ha fatto il giro del mondo, con un tam tam in rete grazie all’hastag di Twitter #bloodstrawberries. Ma i giorni da quel 17 aprile sono trascorsi con l’angoscia dei feriti e con la straordinaria solidarietà dei cittadini greci. Uniti in un vero e proprio anelito di comunità, che non hanno più toccato nei mercati rionali quelle fragole che, seppur preziose in virtù di una zona molto fertile come è quella del Peloponneso, sono scese da tre euro a 75 centesimi. E che quindi visti i tempi di magra potevano essere commercialmente appetibili. E invece no, quella frutta è rimasta sui banchi invenduta perché, come ripetono moltissimi cittadini nelle migliaia di mail di protesta che hanno scritto in questi giorni ai quotidiani del paese, sono fragole da cui scorre del sangue. Lo scontro è avvenuto nei campi di fragole di Vouprasia, detta Nea Manolada, alla periferia di Patrasso. I tre assalitori prima hanno sparato in aria per intimidire i braccianti, ma in seguito hanno colpito indiscriminatamente il gruppo di lavoratori, come dimostrano le immagini strazianti con pozze di sangue nel terreno. I feriti sono stati trasportati al pronto soccorso dell’Ospedale Universitario di Rio. Secondo alcuni dei feriti l’importo totale dovuto dai proprietari aveva superato i 150mila euro e riguardava gli stipendi di sei mesi di lavoro. Qualcuno ha inizialmente puntato il dito contro i neonazisti di Alba dorata. Ma Ilias Kassiriadis, il focoso deputato portavoce del movimento xenofobo, smentisce un coinvolgimento in episodi simili, anzi accusa apertamente chi ha aperto il fuoco contro quegli immigrati del Bangladesh di appartenere ai socialisti del Pasok. I “crisìavghites” in campagna non vanno, preferiscono l’azione in città come dimostra l’incredibile occupazione di un’ora che ieri hanno inscenato, con tanto di caschi e manganelli, nel General Hospital di Nikea ad Atene, tra lo stupore di medici e degenti che sono stati letteralmente circondati. Il motivo? Chiedere con insistenza a tutti coloro che si trovavano nel nosocomio, medicine, cibo, lenzuola e abiti da distribuire ai cittadini (greci) indigenti. Quando la polizia è arrivata sul posto i commandos di Alba dorata si erano già dileguati. Con un ricco bottino  di Francesco De Palo

 

 

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