Premessa: cercherò di scrivere un post moderato. Non mi è mai appartenuta la critica sterile e fine a se stessa. Ieri però, onestamente, ammetto di essermi lasciato a ben più “appassionate” considerazioni riguardo l’uscita del nuovo film di Renzo Martinelli: 11 settembre 1683. Chiamatela protesta programmatica se volete, fate pure appello alla “retorica” o, se preferite, all'”attacco politico”. Io non sono qui certo a invocare il boicottaggio, ma, fatemelo almeno dire (scrivere), tutto ciò è svilente.

È frustrante che ancora una volta 9 milioni di euro, di cui 4 milioni e 100 mila targati Rai Fiction e 1 milione Ministero dei Beni Culturali, vengano usati per un film come Undici settembre 1683. Claim: l’undici settembre trecento anni prima. Per il mercato cinematografico italiano sono davvero una bella cifra; concedetemi l’espressione alla Maccio Capatonda: “Sosssolldi!” Una voce mi sta sussurrando di non essere presuntuoso, vero. Detesto chi critica senza prima guardare, come cantava Rino Gaetano in Mio fratello è figlio unico. Ma sarò sincero con voi, io questo film non lo vedrò mai (che è diverso da: invito a non vederlo).

Additatemi come snob, spocchioso (che faccio, vado? Mi si nota di più se vengo e me ne sto in disparte o se non vengo per niente?), ma francamente non mi interessa affatto la materia di questo lavoro. Già dal promo intuisco sempre la stessa solfa, i legionari che vanno in battaglia a combattere per il proprio credo. Martinelli stesso, infatti, dice che il suo è un film “sull’insensatezza delle guerre di religione“.  Mi domando se non gli era bastata l’irrequietezza di “Barbarossa” (costato 30 milioni di euro) per manifestarci questo suo – amletico – pensiero odierno.

Ironia a parte, che sto usando per esorcizzare la più profonda angoscia, è uno schiaffo leggere che certi autori possano disporre di così tanto denaro (per film così) a fronte di un popolo di registi che si massacrano per piccoli progetti, sudandoli da mattina a sera, compensando ogni tipo di mancanza produttiva con amici, conoscenti o colleghi ai quali chiedono un aiuto. Oppure pensando a piccoli festival in seria difficoltà. Non dico che in Italia debba esistere solo un cinema d’essai, può e deve esistere anche un cinema d’intrattenimento. A patto che quest’ultimo si finanzi da sé e che non sia statalmente assistito.

Probabilmente Martinelli è un capro espiatorio, un caso molto eclatante (per questo facile bersaglio), e bisognerebbe riflettere maggiormente sulla condizione del cinema di casa nostra. Ma vedendo il promo, qualcosa dentro me è scoppiato. Non sono stato in grado di placarlo. Dato positivo, leggo di una citazione dello storico francese Marc Bloch a inizio film: “L’incomprensione del presente nasce dall’ignoranza del passato”. Perdonate lo sfogo.

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