Ma come li scelgono i manager pubblici, nella Milano “del fare”? Metti per esempio Giuseppe Biesuz, ciellino, grande amico di Marcello Dell’Utri, messo ai vertici delle Ferrovie Nord da Roberto Formigoni, presidente (uscente) della Regione Lombardia. Nei giorni scorsi sono avvenuti, in contemporanea, due fatti. Uno: il sistema delle Nord è andato in tilt, con treni in ritardo di ore, viaggi soppressi, migliaia di pendolari bloccati, utenti inferociti. Due: l’amministratore delegato Biesuz è stato arrestato.

Nessun nesso tra i due accadimenti. Biesuz è stato posto agli arresti domiciliari per la bancarotta di una sua società, da cui era uscito (almeno formalmente) nel 2008, la Urban Screen. Doveva gestire un enorme schermo in piazza del Duomo, a Milano, per trasmettere eventi (le partite degli Europei, per esempio), assieme a notizie e pubblicità. Doveva essere un affare per il Comune (sindaco Letizia Moratti) e invece è stato un affare solo per Biesuz che dalla Urban Screen ha spremuto soldi per sé e per gli amici. Mentre l’azienda andava in malora, l’ineffabile manager si portava a casa 120 mila euro di compenso come amministratore, 108 mila li dava alla moglie a fronte di fatture per operazioni inesistenti e poi succhiava denari per farsi auto di grossa cilindrata, per weekend, viaggi a New York, perfino per i tendaggi di casa.

Un bel po’ di soldi (sempre della società) li distribuisce ad amici e sodali: 4.500 euro li devolve per cene elettorali di An, 18 mila li impiega per fare pubblicità all’ex assessore Maurizio Cadeo (Pdl), 15 mila li fa arrivare al comitato elettorale di Marco Mariani (Forza Italia), ex sindaco di Monza. Biesuz se ne va da Urban Screen lasciando in azienda un buco di ben 2,5 milioni di euro e un ente pubblico, il Comune di Milano, in braghe di tela. Eppure viene subito premiato da Formigoni con la poltrona di amministratore delegato delle Ferrovie Nord.

Bastava guardare il suo curriculum per starne alla larga: prima di Urban Screen, aveva malgestito la Cattaneo Presse (6 milioni di perdite), la Richard Ginori, la Cit. Dopo un passaggio come vicepresidente e poi consigliere delegato della Finmek, era stato addirittura rinviato a giudizio per bancarotta fraudolenta (un crac da 1 miliardo di euro). Le sue disavventure manageriali erano state raccontate già nel febbraio 2010 da Vittorio Malagutti sull’Espresso. I suoi insuccessi erano dunque noti e pubblici. Ma niente da fare: Dell’Utri lo presenta a Formigoni, Formigoni lo mette al vertice di Ferrovie Nord, l’azienda controllata dalla Regione che collega Milano con Varese, Como, Novara.

Così si scelgono i manager nella formigoniana Milano “del fare”. Così si preparano i disastri delle aziende pubbliche, come abbiamo visto nel martedì nero dei treni Nord. E poi dicono che avanza l’antipolitica.
Da Il Fatto Quotidiano del 13 dicembre 2012
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