Faccio outing anch’io: soffro di una malattia del sangue, il linfoma, ormai tremendamente diffusa, eppure ancora ignota ai più. Confessarlo mi costa: un blogger con un tumore diventa automaticamente patetico. Ma ho tre buone ragioni per farlo: intanto, promuovere la raccolta di fondi dell’Areo, Associazione per la Ricerca emato-oncologica; poi, dare qualche consiglio utile, invece dei soliti cattivi esempi; infine, rigraziare quanti (medici, infermieri, ricercatori, famiglia, amici, colleghi…) mi danno aiutato e mi aiutano ancora. In ogni caso, vi racconto com’è andata; quanto al blog, continuerò come sempre, giocandomi la mamma per una battuta.

Quattro anni fa ho iniziato ad avere sudori notturni e ingrossamenti delle ghiandole. Inizialmente, non ci ho dato peso: l’ultima malattia importante era stata il morbillo, gli esami del sangue erano nella norma e i linfomi manco sapevo cosa fossero. Un anno dopo, la diagnosi: linfoma non Hodgkin follicolare, non aggressivo ma ormai esteso a tutto il corpo. La prima cosa che si fa, in questi casi, è correre a cercare su Google le proprie percentuali di sopravvivenza, così sommando confusione a terrore. Io ho pensato solo a cercarmi un ematologo bravo, naturalmente nella Sanità pubblica, l’unica che copra le spese di un tumore del sangue, e poi mi sono fatto i miei sei cicli di chemio, l’autotrapianto e due radioterapie.

A partire dalla quarta chemio sono in rimessione totale: non guarito, dunque, ma in grado di tornare gradatamente alla vita normale, controllandomi ogni tre-sei mesi perché la testa del baco prima o poi rifarà capolino e stavolta bisogna schiacciarla per tempo. Dopo cinque mesi dall’autotrapianto ho ricominciato i miei corsi a Trieste, e la vita esagerata che ho raccontato anche su questo blog, in Opinioni di un clown. In generale, non sono diventato più saggio: per quello, ci sarebbe voluta la caduta di un meteorite. Mi sono solo attaccato di più alle cose davvero importanti: gli affetti, il Genoa, la lettura e la scrittura, gli studenti, la Provenza, l’umorismo ebraico, non necessariamente in quest’ordine.

Una cosa sola ho imparato, e vorrei poterla scandire con in sottofondo Brothers in arms (canzone dei Dire straits): proprio come i nostri nonni sotto i bombardamenti, così dinanzi a certe sfide, o sfighe, si trova una forza che non si sospettava di avere, si capiscono cose che non si erano mai capite, se ne fanno altre di cui non ci si credeva capaci. Chi mi conosce sa che sono l’esatto contrario di un titano: somiglio piuttosto al protagonista di Tre uomini in barca, che non può leggere un libro di medicina senza sentirsi i sintomi di tutte le malattie tranne il ginocchio della lavandaia. Eppure, sono tornato a vivere più intensamente di prima; e se ce l’ho fatta io, credetemi, allora possono farcela davvero tutti.

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