Obama o Romney? Per il primo ci sono 431 possibili modi di vincere. Per il secondo 76. In cinque casi sui 512 possibili finisce in parità. Al momento attuale, ore 19:00, GMT +1, non si sa ancora come saranno andate le cose. Di sicuro c’è però un grande perdente: la verità.

C’è un’affermazione, forse apocrifa, attribuita al Presidente Lincoln, che le elezioni del 2012 hanno, nei fatti, invalidato: “Puoi imbrogliare tutta la gente qualche volta; puoi anche imbrogliare un po’ di gente tutte le volte; ma non puoi imbrogliare tutti sempre”.

La campagna elettorale appena conclusa negli USA ha dimostrato che puoi imbrogliare, se non tutti, abbastanza persone per il tempo necessario per farti eleggere Presidente degli Stati Uniti d’America, secondo Kevin M. Kruse docente di storia a Princeton, N.J. .

In USA non era così. Se un candidato viene, anzi veniva, colto in fallo a raccontare una balla, la sua elezione ne era pesantemente condizionata. Il passato è d’obbligo. Romney di balle ne ha raccontate un sacco e una sporta. PolitiFact che per mestiere verifica i fatti esposti dai candidati, ne ha contate 19, compresa quella del trasloco della Chrysler-Jeep dall’Ohio in Cina. Mr. Obama ne ha raccontato 7 dal 2007 a oggi.

A Romney dei fatti importa poco: li cambia, li tasforma, li rigira, li inventa. Non si tratta di Romnesia, come malignamente suggerito da Obama. Si tratta di una strategia deliberata e costantemente seguita.

C’è da chiedersi cosa faranno gli elettori USA: al momento del voto si ricorderanno chi e di quanto ha distorto la verità? Puniranno chi ha deciso che i fatti possono essere ignorati impunemente? 

Comunque sia, la campagna 2012 costituisce una svolta epocale nell’etica e nei valori espressi dalla politica USA.. Un pessimo esempio da parte di chi si professa difensore e diffusore della democrazia nel Mondo. Le balle sono le tossine della democrazia. L’antidoto è la verità e il riscontro oggettivo dei fatti.

C’è da chiedersi se qui da noi le cose non peggioreranno ulteriormente. In Italia non si nega a nessuno di raccontare balle, non importa se in pubblico o in privato, su un palco o intorno a un tavolo da pranzo. Siamo arrivati al punto che diamo talmente per scontato che le persone al vertice di organizzazioni, pubbliche o private, raccontano storie da essere sempre pronti a interpretare qualsiasi cosa venga detta nel modo che ci fa più comodo. Il risultato?

Guardiamoci intorno..  

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