Scrivo questo post dal treno freccia bianca delle 14,52, da Genova a Roma. Sono le 18,40 e siamo fermi, da almeno due ore a La Spezia. Prima di partire i controllori hanno accennato a qualcosa, ritardo, deviazione, forse, vediamo, non si sa.

Scopro, con il mio iPad, che tra La Spezia e Pisa è crollato un palo e quindi il problema riguarda la rete. Ma lo scopro io. Nessuno ci dice nulla, ma soprattutto non viene detto nulla nemmeno alle signore capotreno che non sanno cosa dirci.

Nel frecciabianca non esiste il bar e il treno ha le porte chiuse. Il simpatico anziano signore che fa drin drin con il suo carrellino può solo venderci acqua e tuc, wafer, ma non posso riempire oltremodo di biscotti i miei figli.

A un certo punto ci viene detto che forse faremo una deviazione da La Spezia a Parma e Firenze per poi tornare a Pisa, e quindi Roma con oltre 5 ore di ritardo. Ma forse no. Un volenteroso signore prova a spiegare a turisti smarriti che cosa succede, ma ha il tono di chi chiede scusa per il proprio paese.

La colpa è della rete, certo, ma perché nessuno dice nulla ai passeggeri, in modo che si possa decidere di scendere, di noleggiare un auto o di trovare altre soluzioni. E perchè i passeggeri non sono stati informati prima di partire?

La risposta si chiama monopolio. Italo non corre da questa parte d’Italia e non c’è alcun bisogno di informare i passeggeri. Nemmeno il sito web di Trenitalia fornisce informazioni dettagliate. Si trovano solo numerose interviste e dichiarazioni di Moretti. Monopolista anche nel pontificare le politiche di trasporto di cui avrebbe bisogno l’Italia.
In realtà servirebbe nominare la nuova Autorità dei trasporti. A tutela della concorrenza, ma anche di chi, come noi su questo treno, non ha diritto ad essere informato. Ostaggi della negligenza e del monopolio.

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