Genova, piazza Dinegro. La chiesa guarda il mare. Non bella, ma piuttosto imponente, alta per svettare e farsi notare. Una facciata grande. Evidentemente gli affari vanno male, le cassette dell’ elemosina risentono della crisi, i fedeli sono pochi e per di più anziani, con un’ inevitabile riduzione progressiva.

Tutta quella facciata vuota, inutilizzata: un vero spreco, metri e metri di superficie sacra improduttiva. L’ idea sarà venuta prima al parroco o al commerciante ? Un enorme cartellone pubblicitario nero, con scritta ovviamente aurea: Aurum compra e vende oro, qualcosa del genere. Non mi sono soffermato troppo, perché mi sembrava giusto distogliere lo sguardo, come si fa quando si vede una bruttura esagerata.

Ma come, i cattolici lo permettono? Mi sono chiesto laicamente. E il vescovo? Sì, le polemiche ci sono state, ma la scritta campeggia oscena nella sua tracotanza.

Certamente il prete avrà fatto opere di bene con i proventi della vendita di questo imprevedibile spazio pubblicitario. Ha aperto nuove frontiere per l’imprenditoria del sacro, del resto erede di una grande tradizione, dai tempi della vendita delle indulgenze.

Mi permetto di suggerire: su quelle tonache nere qualche sponsor potrebbe appiccicare marchi colorati, come sulle tute dei piloti di formula 1. Anche qualche banner che passa veloce nei momenti cruciali della messa potrebbe funzionare. Le idee ci sono, e i preti disponibili anche.

Guardate San Teo d’Oro, è un fulgido esempio.

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