“Il mondo è governato dalla finanza, ma la finanza è senza regole”, e Romano Prodi la vede nera. “Non c’è una politica realmente interessata a porre limiti al mondo della speculazione finanziaria”, sostiene l’ex presidente del Consiglio, ospite del Forum Ambrosetti di Cernobbio. “Nemmeno Obama, che aveva promesso una riforma in tal senso”, afferma, “ce l’ha fatta, mostrando analogie con chi lo ha preceduto”. Secondo il professore, a mancare è un’autorità sovranazionale, e la volontà degli stati di accettare tale organismo. “È un rischio per la democrazia, questa finanza priva di regole”, continua, sottolineando come, rispetto al passato, sarebbe favorevole a una Tobin Tax, “che però parta da un’iniziativa comune di paesi forti, come la Germania, la Francia, e anche l’Italia”. Incalzato sull’argomento, l’economista bolognese nega l’esistenza di un governo della finanza: “Magari ce ne fosse uno”, esclama. E ancora: “Non è mica detto che questi si conoscano, che siano un club”. E la Goldman Sachs, domandiamo? La banca d’affari americana accusata di aver contribuito alla crisi, con la quale il presidente della Bce Mario Draghi, in qualità di responsabile in Europa, ma anche Mario Monti e lo stesso Romano Prodi in qualità di advisors, hanno avuto rapporti di lavoro. Prodi si si limita a smarcarsi: “Crede che questi signori volessero dei consulenti stupidi?” di Franz Baraggino

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