Il Cocoricò è ancora un club di tale caratura che a definirlo “storico” pare gli si faccia quasi un torto. Perché si sa che di solito i luoghi ed i movimenti si storicizzano quando si chiude definitivamente un capitolo ed esauriscono la loro forza propulsiva. Il club di Riccione, al contrario, attivo dal così lontano così vicino anno 1989, ci tiene a connotarsi e a ridefinirsi esplicitamente nel presente più che in una favoleggiata epoca d’oro.

Scorrendo la programmazione estiva 2012 del famoso locale di viale Chieti 44, che per tutti gli affezionati frequentatori è da sempre semplicemente “il Cocco”, dobbiamo dire che riesce a mantenere fede a questi impegnativi propositi. Nella sontuosa sala principale, Piramide, dedicata ai pezzi da novanta, alle proposte in linea di massima più mainstream ma non solo, quelle che in qualche modo tirano le folle, erano in programma tra giugno e luglio nomi veramente grossi: Carl Craig, David Guetta, Ben Clock, Benny Benassi, Crookers, Magda. E ad agosto se ne attendono altri altrettanto ed anche più importanti come Marcel Dettmann, Soul Clap, Richie Hawtin, Luciano, Seth Troxler, Skrillex, Bloody Beetroots, Ricardo Villalobos, Deadmau5. Non molti club in Europa possono vantare un cartellone così prestigioso, questo è certo.

Ciò che però è più interessante far notare, per non correre il rischio che passi inosservato, è quanto viene proposto nello spazio più underground, quello che i più solitamente definiscono con l’aggettivo “sperimentale” ovvero Morphine. In questa sala, i cui dj residenti fissi sono il duo Unzip Project formato da Marco Ligurgo ed Antonio Puglisi, si suona la musica attualmente prediletta dai palati più raffinati ed esigenti, ciò che vi aspettereste di trovare nei club europei più attenti e all’avanguardia: nei mesi scorsi si sono alternati in consolle, tra gli altri, Objekt, Morphosis, Appleblim, Peverelist, giusto per dare un’idea della qualità e raffinatezza delle scelte.

Proviamo allora a stilare una lista assolutamente arbitraria degli artisti che più attirano la nostra attenzione, con particolare riferimento alla sala Morphine, prima e dopo ferragosto. Innanzitutto venerdì 10 agosto Kevin McAuley, conosciuto come Pangaea, uno dei fondatori dell’ottima label inglese Hessle Audio, uno dei produttori in assoluto più raffinati e convincenti nell’ambito delle forme evolutesi a partire dal dubstep. Ogni sua uscita una perla: in particolare un omonimo, cerebrale, stratosferico EP nel 2010 per la sua etichetta ma anche Hex, un 12” da capogiro su Hemlock, maggiormente accostabile alle derive a metà strada tra wonky e juke di Addison Groove. Pangaea, Amen Ra degli LHF e qualche altro rappresentano al giorno d’oggi una rara e credibile via d’uscita dal dubstep, tra i pochi che possono traghettarlo lontano dalla volgarizzazione verso qualcosa di inesplorato ed affascinante.

Giovedì 16 è il turno di Cooly G, dj e produttrice di Brixton, celeberrimo quartiere di South London. Si è distinta in questi ultimi anni per essere una delle rappresentanti femminili della Hyperdub, una delle etichette che maggiormente ha ridefinito l’estetica ed il sound dell’elettronica inglese dell’ultimo decennio sotto l’illuminata guida di Steve Goodman in arte Kode9. Merrisa Campbell aka Cooly G, dopo tanti singoli, ha appena sfornato il suo primo album vero e proprio, Playin Me, disco che si muove trasversalmente tra i generi che hanno plasmato l’attuale elettronica d’oltremanica da un paio di decenni a questa parte.

Il giorno successivo in sala Morphine arriva Jack Hamill e cioè Space Dimension Controller, negli ultimi tempi accasatosi presso la R&S, etichetta storica che sta vivendo una seconda favolosa giovinezza nell’Inghilterra di oggi. Da ascoltare l’EP The Pathway to Tiraquon 6. Se il 24 agosto segnaliamo la presenza di Pariah, la notte seguente è già il turno di un producer meno noto ma di culto come Gunnar Wendel aka Kassem Mosse: proviene dalla etichetta collettivo Mikrodisko di Leipzig, con il giusto spirito, ma ha scodellato singoli ed EP di valore anche per Nonplus.

Ebbene sì, il Cocoricò merita attenzione e con tali scelte artistiche non potrà che ampliare il proprio pubblico.

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