Durante il weekend, facendo zapping da un canale all’altro e cercando ispirazione per questa rubrica, mi sono imbattuto in un reperto vintage, esempio più alto (basso, in realtà) di cosa non debba fare la donna in tv. Canale 5, per questa calda estate 2012, ha deciso di puntare sulle repliche. Colpa della crisi o di un momento non certo esaltante per il Biscione, sull’ammiraglia Mediaset è tempo di riscaldare qualche vecchia minestra. È il caso di Ciao Darwin, ad esempio, con Bonolis & Laurenti d’annata a ripetere stancamente la pantomima dell’uomo che guarda esterrefatto Madre Natura e si lancia in apprezzamenti maschilisti sulle donne “in gara”. Ma della tv tette e culi di Bonolis si è già detto tanto e lo stesso presentatore romano l’ha sempre rivendicata. Contento lui.

L’altro gioiello vintage è la Ruota della Fortuna, (ri)mandato in onda nel preserale nella pessima versione condotta da Enrico Papi. Velo pietoso su Papi, per carità. Ma sulla biondona atomica Victoria Silvstedt no, non si può tacere. La modella svedese, già coniglietta di Hugh Hefner, si limita a dire (male) il titolo della manche e a rispondere alle imbeccate da commedia sexy anni Settanta di Papi. E se persino uno come Papi può permettersi di sfottere la Silvstedt, il quadro è chiaro. Lei non se ne cura, anche perché si vede che non gliene frega niente. Sta lì, sculetta, fa finta di illuminare le lettere sul display, ogni tanto farfuglia qualcosa in un misto imbarazzante tra italiano e inglese (in confronto Wendy Windham era un’accademica della Crusca) e spesso le uniche parole che si capiscono sono “shopping”, “uomo italiano”, “spaghetti”.

Se ci fosse un telefono azzurro per le showgirl in difficoltà, toccherebbe chiamarlo per salvare la svedese. E non da Papi o dai costumisti che la strizzano in tubini due taglie più piccole, ma da se stessa. Lei sa di essere bella, così come sa di non avere particolari talenti (almeno non artistici), e quindi gioca a interpretare lo stereotipo stantio della bella svedese un po’ svampita che viene in vacanza in Italia e si innamora del virile bagnino romagnolo. Roba che nemmeno le commediole all’italiana degli anni Sessanta. Le puntate in questione sono state registrate (e mandate in onda) tra il 2007 e il 2009. E allora viene da chiedersi se qualcuno ha avvisato i dirigenti Mediaset che qualcosa in Italia è cambiato. In politica, nella società, nel sentire comune nei confronti delle donne. Solo a Cologno, a quanto pare, resiste strenuamente l’ultima ridotta del sottopensiero berlusconiano, dove la donna è bona e stupida e l’uomo è solo stupido (o al massimo stupido e porco). Victoria Silvstedt sembra la vittima di tutto questo, ma a ben guardare, e proprio perché non crediamo alla teoria secondo la quale la donna subisce sempre e comunque, in realtà sfrutta solo la stupidità dei maschi Signori della Tv. Volete la donna bella, provocante e scema? Eccovi accontentati. E noi, che non la vogliamo più, cosa possiamo fare per cambiare le cose?

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