Visto che pagava in contanti, ai Ruderi di Tor di Quinto, per la cena del 3 marzo 2010, gli hanno fatto 40 euro di sconto. Anziché 2.600 euro, 2.560: un affarone. Ma a Samuele Piccolo, d’altronde, mettere mano al portafogli non è mai costata troppa fatica. Nella pizzeria di Giardinetti, sulla Casilina, ha speso 64 mila euro.

Ar Montarozzo, specialità di pesce sull’Appia Antica, altri 18 mila. Alla Piemontese, zona Baldo degli Ubaldi, ne sgancia 10 mila. Alle Vere grotte di Saxa Rubra (“epoca dell’imperatore Cesare Augusto”, precisa il proprietario) 25 mila euro e poco più.

È che secondo la Procura di Roma, che due giorni fa lo ha costretto ai domiciliari, fa lo splendido in politica con dei soldi sporchi. La sua è una storia come tante. Come Luigi Lusi, a casa sua, hanno la passione per le ville ai Castelli Romani. Come al Trota, anche a lui, è capitata la sfortuna di un autista infedele.

Samuele è il più piccolo di casa. Papà Raffaele, mamma Elena e poi Massimiliano il fratello maggiore. Tutti raggiunti da una ordinanza di custodia cautelare. Un complesso “gruppo criminale”, li descrivono, che lavora per il bene di Samuele, 31 anni appena compiuti, consigliere comunale Pdl a Roma. Lui è nel pieno della sua carriera politica. Dodicimila preferenze alle amministrative, feste indimenticabili con Jerry Calà e Barbara Chiappini, Gianni Alemanno come testimone di nozze.

Massimiliano è il capo, “organizzatore e promotore dell’associazione”. Ha 36 anni e “un ruolo di potere assoluto, quasi di tipo fisico”. A chi prova ad alzare la testa risponde: “Io ho comprato le vostre vite”. Le vite in ballo sono tante. Per sostenere il fratello in carriera ha messo in mezzo sua moglie Cristina, la sorella Claudia e il cugino, Riccardo Sorbara: in tre, arrivano a 80 anni. E poi ci sono le decine di persone che lavorano per le 60 cooperative che i Piccolo, in quattro anni, hanno “appositamente creato” per gestire le attività del gruppo. Cooperative quanto meno anomale: tutte restano in attività al massimo due o tre anni, non hanno sedi in affitto, comprano software ma non hanno computer, fatturano importi spropositati. Cinque le gestisce il suocero di Massimiliano Piccolo, Claudio Celini. Due le rappresenta Riccardo Sorbara, il cugino. E poi una sfilza di prestanome (una cooperativa è amministrata da una donna nata nel 1926). Il quartier generale è in via Schiavonetti, nei pressi di Tor Vergata. Lì si vedono “gli associati di più significativo spessore”, lì sono custoditi i documenti. Ed è lì che esattamente un anno fa, il 13 luglio 2011, alla notizia dell’arrivo dell’Antifrode hanno cominciato a lanciare carte, fascicoli e dischetti dalla finestra del sesto piano, dove c’è l’ufficio di Massimiliano. Il lavoro in periferia, la casa in collina: nel mirino degli inquirenti ci sono 155 mila euro usati per ristrutturare Villa Cristina (“imponente abitazione con adiacenti diverse proprietà”) a Grottaferrata.

Le questioni finanziarie dei Piccolo le cura Franco Cannone, il tesoriere che in quattro anni ha firmato circa 480 assegni per un totale di quasi 3 milioni di euro. Silvia Fortuna, invece, segue la contabilità, “legale e illegale”, precisa la procura. Rosario Meglio, campano, è il ragioniere del gruppo. L’evasione è alle stelle. Decine e decine di fatture inesistenti, scritture contabili sparite, redditi impossibili da ricostruire. Ogni mese, dalla “gestione occulta” escono tra i 250 e i 350 mila euro. Per avvicinare gli elettori, 122 mila euro sono finiti alla Almaviva Contact, società di call center. La centrale della campagna telefonica era stata messa in piedi in un seminterrato al km 15 della Casilina, dove aveva sede anche il comitato elettorale di Samuele Piccolo. I ragazzi “contattavano persone alle quali proporre l’incarico di rappresentante di lista” e “proponevano cene elettorali e/o di sostenere l’onorevole Samuele Piccolo alle votazioni”.

Il piano d’azione prevedeva 268 postazioni attive, con una media di 12 chiamate all’ora per 8 ore al giorno: obiettivo, raggiungere 500 mi-la romani. Secondo i documenti trovati, pare che alla fine ne abbiano convinti 8 mila, quasi tutti rimborsati. Non tutti però si ammutoliscono con i soldi. Fabio Finili è l’autista di Samuele Piccolo. E al telefono si sfoga perché lo hanno costretto, controvoglia, a portare in giro anche il fratello Massimiliano e altri della famiglia, compreso il cugino Riccardo che un giorno viene fermato con 20 mila euro in tasca proprio mentre è a bordo dell’auto del Comune di Roma. Finili è preoccupato perché sa di aver fatto a Samuele un favore “rischioso”: gli ha prestato la carta di credito e teme che possa usarla “per operazioni poco chiare”. Al telefono si sfoga: “Se mi chiamano faccio il canarino, il cantante, gli dico proprio dalla A alla Z, tutto quanto”. Non ce n’è stato bisogno.

Il Fatto Quotidiano, 15 Luglio 2012

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