Il Fondo immobiliare pubblico della Regione Siciliana (Fiprs) si è aggiudicato un premio per la migliore performance degli ultimi tre anni nella sua categoria, quasi un invito a ripetere altrove questa esperienza, ma sarà vera gloria?

I siciliani amano subire la beffa dopo il danno, sarà un’eredità della cultura greca ed è difficile non vedere un danno nella gestione della cosiddetta valorizzazione del patrimonio pubblico immobiliare attraverso la quale la Regione Siciliana ha già versato più di 80 milioni al socio privato per il solo censimento mentre gliene sono stati chiesti a saldo altri 60. Con il magro risultato contabile di aver appostato per anni in bilancio proventi per centinaia di milioni -mai pervenuti- mentre si è privata dei suoi gioielli immobiliari (es. i palazzi sede di assessorati nel centro di Palermo) attraverso l’unico fondo immobiliare varato in questa operazione (le successive gare sono andate deserte) gestito da Prelios (già Pirelli Re).

Non mi risulta che il Fondo, costituito mediante apporto di immobili regionali (per il 35%) contro quote dello stesso Fondo e con l’acquisto tramite indebitamento del resto del patrimonio, abbia alienato gli immobili di cui la Regione mantiene l’uso pagando un canone del 7.95%.

Vorrei sbagliarmi, ma temo che la performance eccezionale sia dovuta proprio al tasso del canone attraverso cui, peraltro, il Fondo paga l’indebitamento. Bella forza!

Ma per i quattro soldi (netti) che la Regione ha ricavato da questa operazione non poteva emettere obbligazioni al 7,95% (che sarebbero andate a ruba tra i siciliani stessi) senza privarsi dei gioielli del patrimonio immobiliare o, al limite, mettendoli a garanzia delle obbligazioni stesse?

Misteri siciliani…

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