Metto in fila i fatti. Il 15 maggio ha preso avvio al confine giordano-siriano, la più grande esercitazione militare congiunta mai fatta in Medio Oriente. Vi partecipano 12.000 soldati di 47 paesi Nato e arabi, inclusa l’Italia.

Dopo qualche giorno una serie di potenti esplosioni scuotono Damasco, uccidendo decine di soldati e ufficiali. Passa ancora qualche giorno e, mentre Bashar Assad è a colloquio con Kofi Annan, si viene a sapere di un orrendo massacro di oltre 100 persone nel villaggio di al-Houla

Un’ondata di indignazione scuote il “mondo libero”.  Il “sanguinario” Bashar viene additato come il responsabile. Cento morti sotto le sue bombe. Tutti civili. Il coro unanime non perdona. Austria, Gran Bretagna, Canada, Francia, Germania, Italia, Spagna, Stati Uniti, espellono gli ambasciatori della Siria. Il generale Martin Dempsey, Capo dello Stato Maggiore degli Stati Uniti dichiara: “Queste atrocità rendono più probabile un intervento militare”.

L’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Diritti Umani informa però che solo meno di 20 morti sono stati colpiti dal fuoco dei cannoni. “La gran parte delle altre vittime è stata sommariamente trucidata, sgozzata, in due incidenti separati a Taldoun”. Sembra che “intere famiglie” siano state abbattute e uccise nelle loro case. E’ questa pare, la ragione per cui il Consiglio di Sicurezza dell’ONU non è in grado di dire chi ha commesso l’eccidio. Quindi non si pronuncia. Ma i paesi sopra elencati, a quanto pare, sanno invece già tutto. C’è solo un testimone, salvo per miracolo,  che riferisce di avere visto squadre di assassini in abiti civili irrompere in alcune case inneggiando a Bashar Assad.

Ma questa storia,  invece di diminuire i sospetti, li accresce. Non è difficile inneggiare a Bashar mentre si sgozza un bambino. Chiunque può farlo, anche un nemico di Bashar. Le guerre di Irak e di Libia sono state precedute da episodi molto simili. Anche quella del Kosovo. La storia si ripete, ma il mainstream, che l’ha creata, se la dimentica. Coazione a ripetere.

Poi emergono le fonti di Bashar Assad. Nessuno, in Occidente le usa, le cita, le conosce. C’è l’elenco degli uccisi. Dei 49 bambini di al-Houla, uccisi, ben 31 appartengono alla stessa famiglia. In tutto le vittime, donne e bambini, sono membri di solo quattro famiglie. Ci sono anche le foto, tremende, degli sgozzati.

Una cosa molto strana, oltre che molto orribile. Un’inchiesta dovrebbe rispondere a molte domande: perché l’accanimento proprio contro quelle famiglie? Di che religione erano? Ma a Washington, Roma, Londra, Parigi ecc, tutto è già chiarissimo. Tutto congiura per rendere necessario un intervento armato dall’esterno. Bashar Assad è, oltre che sanguinario, anche autolesionista.

E ora uno sguardo all’Iran. Qualcuno ha organizzato un  cyber-attacco, con un nuovo virus, contro i centri di comando iraniani. Il nuovo virus si chiama “Flame”. Ed è molto più insidioso di quello “Stuxnet” che, nel 2010, distrusse diverse centrifughe per l’arricchimento dell’uranio. “Flame”  permette di guardare tutto ciò che passa sullo schermo di un computer, non importa di chi e dove è situato, e anche di dirigere a distanza quello che deve fare. Chi è l’autore dell’offensiva? Il vice premier di Israele, Moshe Yaalon, dice: “Chi ritiene che l’Iran sia una minaccia è ovvio che prenda le sue misure”.  Inutile commentare perché è tutto chiarissimo. Più utile è tirare le somme.

Le due guerre, contro la Siria e contro l’Iran, sono già in corso. E noi italiani ci andremo di corsa, guidati da Giorgio Napolitano. Io invece penso che dovremmo chiedere al Governo italiano di dichiarare preventivamente, il più presto possibile, che l’Italia non andrà in guerra contro nessuno e non parteciperà a nessuna guerra, né umanitaria, né preventiva. Ovvio che non c’è all’orizzonte una tale volontà di Governo.  Ma, se vogliamo evitare di farci arrostire, sarebbe bene che glielo imponessimo.

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