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Brindisi e la Caporetto della Tv pubblica

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Una serata davanti alla Tv e due pensieri. Uno cattivo e uno buono. Quello cattivo è per la Rai: a che serve la Tv pubblica? Perché bisogna pagare il canone? Cosa ci fa il Tg2 con un budget di 8,5 milioni di euro all’anno? Queste domande affollano la mente dopo avere assistito in diretta ieri alla Caporetto del servizio pubblico. Alle 23 e 30 il Tg2 trasmette un servizio sul caso dell’attentato alla scuola Morvillo Falcone di Brindisi nel quale incredibilmente non c’è traccia della notizia del giorno: il video che mostra il volto del presunto attentatore in giacca blu e pantaloni chiari mentre schiaccia il pulsante del telecomando e si allontana poco prima dell’esplosione. Lo scoop è della Stampa che mette il primo fotogramma online già prima delle 20. Infatti l’edizione delle 20 e 30 aveva dato conto della notizia, rilanciata alle 20 e 9 minuti dall’Ansa. Alle 23 e 30, quando da ore altri quotidiani hanno lanciato in rete altri fotogrammi della sequenza, il servizio del Tg2 parla al condizionale di una telecamera che “avrebbe” inquadrato il presunto attentatore. Poco dopo parte lo speciale Tg1 condotto da Monica Maggioni. Doveva essere dedicato interamente al ventennale delle stragi ma all’ultimo istante si è deciso di parlare anche di Brindisi, anche perché nessuno può scartare un movente stragista e mafioso dell’attentato.

Ancora una volta gli ospiti fanno lunghe e dotte analisi con la conduttrice ma nessuno mostra le immagini che i siti dei quotidiani hanno pubblicato da ore.

Il cdr del Tg2 da giorni si lamenta dei tagli al budget mentre Il cdr del Tg1 ha scritto un comunicato per la mancata copertura dei fatti di Brindisi: “Riteniamo di poter fornire un valore aggiunto all’informazione della rai e ricordiamo che soprattutto nei momenti drammatici i giornalisti sono pronti a mobilitarsi per offrire ai cittadini l’informazione dovuta. Da mesi chiediamo all’azienda un piano di rilancio che possa restituire credibilità e ascolti alla nostra testata. Invece riceviamo proposte di tagli e mortificazioni mentre vertici scaduti condannano la testata alla paralisi. È ora di dire basta”.

Prima di battere cassa, però, bisognerebbe dire basta anche a tante altre cose.

Il secondo pensiero della serata è per la cantante Arisa, ignorata e derisa all’Olimpico

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