Roberto Maroni non fa in tempo a dichiarare la libertà di coscienza per gli elettori leghisti che dal territorio è arrivata la prima sorpresa. E non è arrivata da un luogo a caso, ma da Cassano Magnago, la città natale di Umberto Bossi, dove la candidata sindaco della Lega Nord, Stefania Federici (punita dagli elettori ed esclusa dal ballottaggio) ha dichiarato, non senza sorpresa, che al secondo turno voterà per il candidato del centrosinistra, Mauro Zaffaroni: “Al ballottaggio voterò Zaffaroni, neanche se Umberto Bossi me lo chiede potrei votare Poliseno (Pdl, ndr)”.

La dichiarazione è stata raccolta dal quotidiano online varesenews.it, che ha dedicato un’ampia intervista alla candidata leghista che difende il risultato ottenuto dal Carroccio nella sua città. Il simbolo con Alberto da Giussano ha ottenuto poco meno del 20% dei consensi, comunque non sufficienti a superare il Pdl che ha avuto la meglio, staccando il biglietto che porta dritti al ballottaggio del 20 e 21 maggio. “Sicuramente abbiamo pagato le vicende nazionali anche a Cassano – spiega la Federici -, dico anche giustamente visti gli scandali emersi. Noi siamo andati da soli perché dall’alto ci è stato chiesto di andare da soli, mettendoci la faccia. Certamente avremmo vinto, abbiamo comunque mantenuto un alto consenso. In ogni caso i veri leghisti delusi non sarebbero andati a votare altre liste: parliamo di 350-400 voti in meno nelle sezioni storicamente del Carroccio”.

Interrogata sulla posizione che prenderà il partito al secondo turno la Federici non si tira certo indietro: “Io ho dichiarato in tempi non sospetti la mia posizione: soli al primo turno, soli al secondo turno nel caso fossimo andati al ballottaggio. Se esclusi dal ballottaggio: libertà di voto per gli elettori. Io credo che ci deve essere rispetto del voto: l’orientamento è già verso la sinistra, credo che si debba rispettare l’orientamento espresso dalla città. Neanche se me lo chiede Bossi io voterei Poliseno: la gente oggi vuole il cambiamento, vuole qualcosa di diverso dai soliti partiti”. La candidata leghista motiva la scelta non solo con una avversione alla politica del Pdl, ma anche per merito del candidato della coalizione di centrosinistra: “Ha speso la sua persona, ha una lista fatta di giovani”. E poi puntualizza: “Io non ho nulla contro Poliseno (il candidato del Pdl, nda) come persona, sia chiaro: non lo appoggio per questione di coerenza. Non ho mai digerito soprattutto quello slogan del Pdl, ‘dopo il grigio l’arcobaleno’. Quando è stato chiesto chi fosse il grigio, mi è stato risposto che era il sindaco Aldo Morniroli (ex primo cittadino del Carroccio, ndr), la persona che ha tenuto insieme la maggioranza. Penso allora che quando si governa insieme, non si sputa dove si è mangiato e dove si sono ottenuti risultati”.

Forse è il segno di una Lega che vuole essere diversa, che inizia a liberarsi da quella gabbia ideologica che l’ha portata ad essere il punto di riferimento per le istanze più esterofobe, portate avanti a suon di pernacchie e gestacci. Una Lega che negli anni ha perso la bussola, rincorrendo diamanti e poltrone, finendo per perdere anche il sostegno dei fan più accaniti.

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