Lo spread torna a correre anche oggi, ha aperto a 369 punti base, ieri chiudeva a 373 ed ora si attesta a quota 377 ma durante la giornata ha superato la quota dei 380. Male Piazza Affari: l’indice Ftse Mib chiude in perdita al 2,42 per cento, peggio solo Madrid che chiude a –3,99 per cento giù anche Parigi (-1,59%), Zurigo (-0,41%), Amsterdam (-1,19%) e Bruxelles (-1%). Positiva invece Atene che guadagna lo 0,79 per cento.

Torna invece la fiducia sui mercati asiatici dopo il successo dell’asta spagnola di titoli di stato e le indicazioni del Fondo monetario, secondo cui l’economia mondiale si starebbe rafforzando. In Asia è rally per gli indici guida delle principali piazze con Tokyo che guadagna oltre il 2 per cento aiutata anche dalla frenata dello yen, Hong Kong (+1,17%) Shanghai (+1,64%).

Quanto al tasso medio d’interesse che grava sul debito pubblico italiano, salirà a circa il 4,6% nel 2016 nella migliore delle ipotesi: la stima è contenuta nel rapporto sulla stabilità finanziaria globale del Fmi, secondo cui il tasso si attesterà al 5,3 per cento se i differenziali di rendimento non si ridurranno rispetto agli attuali livelli e schizzerà al 5,7 per cento se dovessero peggiorare. Sull’Europa invece per Washington la fase più acuta della crisi del debito è passata, ma gli alti livelli raggiunti rendono quella attuale, secondo il Fmi, “una condizione cronica pericolosa”. “La situazione sul mercato dei bond europei è migliorata, ma resta fragile” e lo rende suscettibile a nuove turbolenze.

Nell’Eurozona si assiste nel frattempo, stando ai dati diffusi da Eurostat, al crollo della produzione edilizia a febbraio, con una flessione del 7,1% rispetto al mese precedente. L’Italia è tra i paesi in cui il calo è stato maggiore, con -9,9 per cento, mentre nell’Ue a 27 paesi è stato del 3,7 per cento. Pochi gli spunti di oggi sul fronte macro, mentre l’attesa è ora tutta concetrata sul prossimo G20 di Washington, dove si affronterà il tema dell’aumento dei fondi a favore del Fmi. Il Rapporto raccomanda alle autorità politiche di continuare con il risanamento dei conti a livello nazionale. Ma è “cruciale”, aggiunge, “ammorbidire l’impatto dell’aggiustamento con altre politiche orientate alla crescita”. Ciò dovrebbe includere: “Una politica monetaria sufficientemente accomodante, coerente con l’obiettivo della stabilità dei prezzi e il riconoscimento che le dinamiche deflazionistiche, una volta avviate, sono particolarmente difficili da invertire; riforme strutturali che alzino la produttività, rafforzino la competitività e forniscano così le fondamenta per una crescita più forte e sostenuta”.

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