“Non taglieremo l’accesso a internet”. Il governo iraniano si affida a un comunicato per negare la notizia di un imminente intervento contro la Rete libera. Teheran afferma però che sta sviluppando un suo “information network nazionale” chiuso, che funzionerebbe solo per la Repubblica islamica dell’Iran. Questo network opererebbe come l’Intranet di una grande azienda, sarebbe quindi molto facile da controllare e monitorare, anche se le autorità del paese non hanno specificato se questo nuovo sistema sarà accessibile insieme a Internet o se lo rimpiazzerà totalmente.

Tutto è iniziato lunedì con la notizia dell’agenzia di stampa Agence France Presse, pubblicata subito dall’International Business Times, che il giovedì precedente Reza Taghipour, il ministro iraniano per l’Information Technology e la Comunicazione, avrebbe annunciato l’inizio dei lavori per un sistema chiuso di Internet solo per l’Iran e il blocco dei servizi Google, Yahoo!, Hotmail e Facebook, in linea con la politica di un Internet “pulito”. Secondo la notizia, il governo avrebbe dovuto iniziare i lavori a maggio e finirli in agosto, quando questi servizi avrebbero dovuto essere rimpiazzati da Iran Mail e da un motore di ricerca filtrato. Era stato anche riportato che Taghipour aveva affermato che “Internet promuove il crimine, la divisione, un contenuto morale insano e l’ateismo” e che il governo non avrebbe avuto altra scelta che eliminare questi “flagelli”. Taghipour ha risposto pubblicando un comunicato sulla sua pagina Web www.ict.gov.ir (che non è visibile fuori dall’Iran) in cui afferma che l’informazione è falsa, è “opera della propaganda occidentale che dà il pretesto ai media ostili di avanzare una rivendicazione senza fondamento”, e ha negato tutto.

In realtà sia a gennaio sia agli inizi di aprile il ministro ha detto all’Agenzia di stampa della Repubblica islamica che sarebbe stato implementato un firewall nazionale, un programma di protezione che avrebbe controllato l’accesso dei siti Internet del paese, ma non aveva specificato quando. Sarebbe diventato però pienamente operativo entro il marzo 2013. Ovviamente la dichiarazione ha preoccupato i cyber attivisti, anche se sono abituati alla censura dato che Internet è stato messo fuori uso almeno due volte dall’inizio dell’anno. L’ultima volta, a febbraio scorso, le pagine di Gmail, Hotmail e Yahoo sono state rese inaccessibili o rallentate così tanto da non essere utilizzabili, tagliando fuori da questi servizi 33 milioni di utenti. Il governo ha anche iniziato un processo di registrazione per quelli interessati a usare Iran Mail che verificherà e archivierà il nome e l’indirizzo degli utenti, una specie di posta certificata nazionale.

La notizia dell’inizio dei lavori per un mega Intranet nazionale viene qualche settimana dopo l’altra notizia che un’azienda cinese ha venduto alla più grande compagnia di telecomunicazione iraniana un potente sistema di sorveglianza capace di monitorare le comunicazioni terrestri, satellitari e Internet. Gruppi di attivisti per i diritti umani affermano che sono stati documentati diversi casi in cui il governo ha rintracciato e arrestato i dissidenti sorvegliando le loro telefonate e l’attività su Web. Per eludere gli sforzi del governo di bloccare l’accesso ai siti stranieri, a Facebook e Twitter, molti iraniani ora sono costretti a usare dei server proxy su VPN (Virtual private network).

Se in Iran il sistema nazionale “protetto” dovesse essere implementato a breve, probabilmente verrà ancora più ristretta la libertà di informazione e di organizzazione in vista delle prossime elezioni del presidente che dovrebbe succedere a Mahmoud Ahmadinejad, previste per il giugno 2013. Ahmadinejad al momento ricopre il secondo mandato dal giugno 2009.

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